Menu Principale

Perchè e come oggi è realizzabile un sistema politico di base planetario, equo e durevole.

Il Sistema di Base 3° parte - La Proposta

IL SISTEMA DI BASE

Parte Terza

LA PROPOSTA: IL SISTEMA DI BASE

Indice

Premessa

LE CONDIZIONI DI BASE
I tre fattori degli accordi interpersonali: Forza / Sentimento / Ragione
La convergenza
L’irripetibilità

GLI ACCORDI DI BASE
Il sistema di base: Distribuzione dei beni primari / Tutela delle attività personali / Giustizia personale / Rapporti interpersonali / Strumenti operativi / Sistemi di controllo / Sistema di finanziamento
Coerenza
La legge della responsabilità e dell’automiglioramento

GLI STRUMENTI OPERATIVI DI BASE
Organismo organizzativo di base
Organismo di giustizia: Registrazione leggi / Magistratura / Sistema penale / Forze armate

I RISULTATI DEL SISTEMA DI BASE
Responsabilità / Società / Economia / Lavoro / Popolamento / Famiglia / Tutela dell’ambiente / Portatori di handicap / Emersione dal sottosviluppo

LE PREVISIONI
Gli obiettivi strategici / I protagonisti del cambiamento / Le modalità del cambiamento / I tempi del cambiamento

Premessa alla Parte Terza

  Come spiegato nella prima Parte, oggi, alle soglie del terzo millennio, ogni singolo Uomo, arrivato al termine di una prima fase evolutiva, sta per disporre di conoscenze e capacità personali tali da poter gestire in larga misura da solo la propria vita.

  Nella Seconda Parte, si è accertato che i sistemi politici attuali, più o meno socialisti, non sono più adatti a guidare la vita di gruppi composti d individui così evoluti e personalizzati.

  In questa terza Parte viene presentato quello che, con una formula originale ma comunque elementare in cui confluiscono tutte le più positive esperienze dell’umanità, dovrebbe essere il sistema di convivenza umana ideale non soltanto per i prossimi anni, ma anche per un futuro abbastanza lungo poiché la sua caratteristica fondamentale è, a differenza dei sistemi precedenti, di non essere totalizzante, ma di costituire una base sulla quale gli uomini potranno realizzare e cambiare facilmente e liberamente i più diversi modelli di vita.

LE CONDIZIONI DI BASE

  Prima di presentare il ‘contratto’ fondamentale del sistema di base, è opportuno verificare se esistono le condizioni per la sua attuazione, vale a dire se nel mondo di oggi sono presenti nella misura sufficiente i tre fattori che rendono possibile la stipula di un accordo sicuro tra gli uomini: forza, sentimento, ragione.

I tre fattori degli accordi interpersonali

  Guardando indietro nel tempo, si può notare che all’inizio dell’umanità i rapporti interpersonali si basavano solo sulla forza; in epoche successive si sono basati sulla forza e sul sentimento; negli ultimi secoli sulla forza, sul sentimento e sulla ragione. Questo perché i tre fattori sono emersi e sono stati vissuti in momenti successivi. Si pensi soltanto all’evoluzione subita negli ultimi 100 anni dal contratto matrimoniale nei paesi occidentali.
  E' logico che oggi debbano concorrere tutti e tre: tutti concordiamo sul fatto,a d esempio, che non può sussistere un rapporto duraturo e reciprocamente valido tra due persone se ciascuna di esse non ha la forza di farlo rispettare e se i loro sentimenti non sono positivi una verso l’altra.
  Nella storia, vi è stata una continua interazione tra questi tre elementi in un equilibrio instabile, che può essere illustrato da questo schema grafico:    Proprio nella nostra epoca stiamo per raggiungere il definitivo equilibrio dei tre fattori, avendo così la possibilità di una conseguente sistemazione definitiva della coesistenza tra gli uomini.        Vediamo in dettaglio come tali fattori, oltre ad equivalersi, abbiano anche raggiunto il massimo sviluppo in ogni singola persona, creando così le condizioni di rapporti equilibrati non soltanto tra individuo e gruppo, ma anche tra singoli individui: base indispensabile per la creazione, nel Sistema di base, di società spontanee e non storicamente vincolate.

LA FORZA. Gli iniziali rapporti di forza si sono evoluti da un variegato squilibrio a un sostanziale equilibrio non soltanto tra persona e persona, ma persino tra una singola persona e tutto il gruppo nel suo insieme.
  Lo sviluppo della conoscenza e della tecnologia ha fatto sì che la forza non risieda più nel fisico, e neppure nel numero, ma nella scienza, nell’intelligenza e nella capacità organizzativa, doti che possono trovarsi in una singola persona in misura maggiore che in tutto il resto del gruppo.     Bisogna perciò ammettere che oggi un singolo individuo potenzialmente è forte quanto tutto il gruppo. E siamo soltanto all’inizio della settima era che vedrà uno sviluppo enorme delle fonti di energia anche distruttiva.
  Ecco uno schema grafico illustrante le tre tappe principali nell’evoluzione dei rapporti di forza.    Per rendersi conto di quanto affermato, basti pensare a ciò che accade: a livello di nazioni (piccolissimi stati tecnologicamente avanzati tengono testa a numerosi altri più popolosi ma meno progrediti); a livello di stato ( piccoli gruppi di terroristi tengono in scacco intere polizie nazionali); a livello sociale (la malavita organizzata condiziona impunemente popolazioni di intere regioni). Ma l’esempio più eclatante lo abbiamo a livello planetario: poche centinaia di persone (Al Queda) tengono sotto scacco metà delle forze armate planetarie.
  E’ arrivato in effetti il momento della fine dei ‘potenti’, non soltanto sul piano psicologico, ma anche sul piano materiale perché, paradossalmente, oggi siamo tutti ‘potenti’. Qualsiasi uomo e qualsiasi gruppo sociale attualmente non possono non temere anche un solo individuo che, partendo da piccoli ordigni, può innescare processi distruttivi che possono annientarli.

  In sostanza, ogni singola persona ha potenzialmente la forza sufficiente a difendere i propri diritti nei confronti di tutte le altre messe insieme.

IL SENTIMENTO. Anche il sentimento (inteso come sintonia fra anime, sul piano delle energie sottili), coscientizzandosi, ha mutato il tipo di rapporto tra persone. Se all’inizio dell’umanità, a causa dell’identificazione del singolo nel capo e nel gruppo, la spinta emotiva portava alla dedizione spontanea, e spesso totale, alla comunità, oggi, quasi scomparso tale processo identificativo, il sentimento è rivolto principalmente verso il proprio ‘io’ e verso singole persone con cui si ha la ventura di entrare in sintonia profonda, dato che i sensi stanno diventando ricettivi ed espressivi al massimo grado.

  Anche per quanto riguarda il sentimento, quindi, abbiamo una situazione di equilibrio tra il singolo e il resto del gruppo. L’emozione non è più istintiva, ma frutto anch’essa in buona misura di una scelta consapevole, e quindi più equilibrata.

LA RAGIONE. Tutto quello che è stato detto finora è ragionamento, e confluisce in una sola affermazione logica: ogni persona ha diritti e poteri uguali a quelli di tutte le altre.
  E’ dunque una situazione di perfetto equilibrio che si concretizza nel riconoscimento a tutti del possesso dei beni primari e della libertà di produrre quelli secondari.
  Se i beni primari non esistessero o fossero in quantità insufficiente per tutti, parlare di diritti sarebbe inutile. Ma poiché lo sono, anche se ancora per pochi anni, ogni uomo ha logicamente diritto a un parte uguale di essi ( uomini differenti, per dimensioni corporee, alla partenza, acquistano dimensioni equivalenti nel tempo con la loro discendenza).
  Ed è importante notare che oggi la ragione ha ripudiato (grazie anche all’intuizione marxista) anche uno dei più conclamati ‘principi’ del passato: la proprietà privata dei beni primari. Oggi si ammette comunemente senza difficoltà che non può essere proprietà assoluta dell’uomo quello che l’uomo non ha fatto, cioè la natura. L’uomo può disporre liberamente dei beni che ha creato da se stesso, anche distruggendoli, ma il mondo può al massimo utilizzarlo nel più assoluto rispetto, per lasciarlo poi come l’ha trovato.
  Oltre ai due diritti sopra indicati, la ragione oggi riconosce all’uomo moderno anche quello di agire senza vincoli purchè sia a sue spese e non danneggi oggettivamente gli altri e i loro beni, nel qual caso il risarcimento dovrà essere integrale.
  Anche la ragione, dunque, è giunta a definire un quadro dell’umanità del tutto equilibrato nel quale non vi è sopraffazione di sorta né di pochi sul gruppo né del gruppo sul singolo.

La convergenza

  Oltre ai tre fattori contrattuali giunti tutti al loro apice e quindi convergenti per poter ottener eun contratto solido e duraturo, il Sistema di base che si va ad esporre risulta fattibile anche perché l’attuale livello della scienza ha reso tecnicamente possibile realizzare un simile progetto onnicomprensivo di dimensioni planetarie, facendo convergere il potere materiale di tutti gli uomini del pianeta verso questo immane sforzo collettivo, cosa mai accaduta in passato.

L’irripetibilità

Il momento attuale è drammatico: le forze in gioco sono enormi, avendo ognuno la possibilità di distruggere tutti gli altri. Ma è anche irripetibile, per due motivi. Innanzitutto, se consideriamo la ‘misura’ del potere detenuto dal gruppo, dall’inizio dell’umanità, abbiamo il seguente grafico:    Le due curve tendono ad incontrarsi, ma in sensi opposti, per cui dovrebbe esserci uno scontro (in realtà lo scontro frontale tra ‘padroni’ e ‘servi’ è già cominciato da alcuni decenni). Ma se esso dovesse attuarsi pienamente non resterebbe nessuno sul campo di battaglia (o chi vi restasse non avrebbe più alcun potere da gestire) perché le forze contrapposte sono più o meno in parità, globalmente considerate.
  Non c’è avvenire per l’umanità quindi se si permette o, peggio, si vuole questo scontro. Occorre che le forze contrarie si indirizzino su un altro piano in modo che convergendo si consolidino invece di annullarsi vicendevolmente.
  Questo si potrà ottenere nel sistema di base in cui l’unica possibilità di progresso sarà data dalla collaborazione volontaria in una civiltà di sintesi, come sotto illustrato.    Per concludere, il senso di angoscia dell’uomo moderno dipende proprio dal trovarsi di fronte a una scelta inevitabile e categorica, cui non può più sottrarci, come in passato, la nostra ignoranza di uomini immaturi: o la liberazione completa di tutti gli uomini e una nuova vita, o il suicidio totale in una distruzione planetaria o in una società orwelliana.

  La scelta di un nuovo sistema di convivenza ‘di base’ va fatta subito anche perché l’equilibrio tra forza, sentimento e ragione può rompersi nel giro di pochi anni. La forza infatti non diventa violenza soltanto se non è messa in discussione l’esistenza stessa della persona. In caso contrario l’istinto di sopravvivenza è talmente forte che non riescono a controllarlo né il sentimento né la ragione. Ebbene, se oggi sul pianeta Terra esiste una quantità sufficiente di beni naturali per sostentare tutta la popolazione mondiale, ciò non sarà più vero tra una ventina d’anni, con il tasso attuale di aumento della popolazione. Molti uomini si renderanno conto che per loro non ci sarà il necessario per vivere: si romperà allora l’equilibrio dei tre fattori e tornerebbe a prevalere la forza cieca. Ecco quindi che la ‘fine del mondo’ non è una irrazionale e confusa paura dell’ignoto, ma una previsione pienamente giustificata, che è ancora in nostro potere scongiurare. E’ necessario dunque approfittare di questo momento irripetibile per ottenere insieme due risultati di enorme importanza: evitare la scomparsa dell’umanità e nello stesso tempo creare la base per un ulteriore meraviglioso sviluppo.

GLI ACCORDI DI BASE

  Ecco dunque la traccia degli accordi di base indispensabili per una pacifica e fruttuosa convivenza degli uomini della settima fase e di tutto il successivo ciclo di sintesi. Tutte le ‘costituzioni’ degli stati liberalsocialisti e socialcomunisti non avranno più alcun valore perchè ( a differenza del Sistema di base che si occupa soltanto dei beni primari) impongono, in varia misura, una produzione e una ridistribuzione di beni secondari. Poiché il sistema che qui si presenta riguarda soltanto i beni basilari per la vita, appare logico denominarlo ‘Sistema di base’. Il sistema di base Questa sintetica bozza di ‘statuto’ del BS sarà precisata nelle pagine successive parlando degli strumenti operativi e degli effetti del sistema.

1 / DISTRIBUZIONE DEI BENI PRIMARI
Ad ogni persona saranno assegnati teoricamente al momento della nascita i seguenti beni inalienabili:
- una parte produttivamente uguale di superficie agricola terrestre e marina;
- una parte uguale di tutte le materie prime esistenti in natura;
- la disponibilità del patrimonio genetico vegetale e animale tuttora esistente;
- un uguale titolo di proprietà e di usufrutto di tutti i beni naturali, ambientali, storici, artistici esistenti non divisibili, considerati quindi beni di proprietà e gestione collettive.

2 / TUTELA DELLE ATTIVITA’ PERSONALI
- Ogni singola persona ha diritto alla piena liberta di pensiero e di azione, con propri codici personali di comportamento, con i soli limiti di portarne sempre e comunque la responsabilità diretta e indiretta, conscia o inconscia, di farlo a proprie spese e di non danneggiare le altre persone e i loro beni;
- le attività produttive secondarie del singolo non sono soggette ad alcun vincolo (tranne quanto stabilito al punto precedente) e si svilupperanno secondo al legge della domanda e dell’offerta in un libero mercato, la cui esistenza sarà costantemente vigilata dall’organismo di giustizia del Sistema di Base.

3 / GIUSTIZIA PERSONALE
- ad ogni essere umano è dovuto il massimo rispetto sia morale sia materiale;
- ogni persona ha diritto alla piena integrità di sé e dei suoi beni, indipendentemente dalle condizioni di chi eventualmente la danneggiasse; perciò il risarcimento dei danni materiali e morali sarà totale e forzato;
- il danno è considerato tale se oggettivamente dimostrabile davanti alla magistratura; la valutazione del danno è oggettiva per i danni materiali e soggettiva della parte lesa per i danni morali se titolare di un codice ‘personale’, in caso contrario varrà il codice standard della comunità cui appartiene o, in ultima istanza, del codice SdB, basato sulla legge naturale.

4 / RAPPORTI INTERPERSONALI
Ogni individuo potrà ottenere il soddisfacimento e il miglioramento di se stesso usufruendo della sua parte di beni naturali e nella libera cooperazione con gli altri uomini, nel massimo rispetto degli uni e degli altri, perciò
- tutti gli accordi tra due o più persone, ri qualsiasi natura e per qualsiasi scopo, sono liberi e leciti, purchè liberamente sottoscritti di fronte alla magistratura;
- tali accordi avranno tutti indistintamente il diritto di essere garantiti con la forza dall’organismo di giustizia, se richiesto e finanziato;
- la garanzia della libertà e varietà degli accordi interpersonali è la completa trasparenza sia delle persone , sia dei beni sia delle attività; perciò la falsità e la non dichiarazione della verità, ove ritenuta opportuna, saranno sempre considerati reati gravissimi e comporteranno comunque la nullità dell’accordo e il risarcimento dei danni;
- esiste completa libertà di creare associazioni e gruppi umani non solo di persone ma anche di beni, compresi quelli primari, con possibilità di isolamento territoriale per accorpare in un’unica zona i territori individuali degli associati, con spese di trasferimento, ma non di insediamento, a carico della collettività.
- è possibile la costituzione di qualsiasi tipo di società e/o di sistema politico che non potrà comunque sostituirsi alle strutture del SdB e potrà riguardare soltanto tutti i tipi di attività produzioni secondarie.

5 / STRUMENTI OPERATIVI
Per realizzare quanto sopra indicato si potranno istituire i seguenti organismi di base, ognuno a gestione separata:
- organismo organizzativo di base, per la gestione dei beni primari a livello planetario con suddivisioni comprensoriali, e per l’organizzazione della convivenza umana a livello basico;
- sistema di giustizia, comprendente: un organismo di registrazione leggi e contratti interpersonali; un organismo di amministrazione della giustizia (magistratura); un organismo di forza armata polivalente, dipendente direttamente dalla magistratura. I due organismi saranno unici a livello planetario, con suddivisioni esecutive regionali.

6 / SISTEMI DI CONTROLLO
La gestione degli strumenti operativi di base sopraindicati sarà controllata direttamente da ciascun cittadino tramite:
- scelta diretta, con mandato pubblico, di un proprio rappresentante per l’istituzione e il controllo degli strumenti operativi di base, ognuno dei quali avrà poi vita autonoma che dipenderà nuovamente dal singolo cittadino; la base di rappresentanti sarà molto larga e sarà essa a creare da sé una struttura direttiva piramidale con elezioni interne dal basso; Le garanzie nella scelta e nel controllo da parte dei cittadini saranno costituite da:
- obbligo per i candidati rappresentanti di frequentare un’apposita scuola e superare un esame tecnico-popolare;
- possibilità di ritirare il mandato di rappresentanza anche prima del termine (cinque anni);
- possibilità di citare in giudizio gli organismi di base in quanto tali in caso di danni personali, e gli stessi rappresentanti di base se inadempienti rispetto al mandato loro pubblicamente affidato;
- liceità dell’intervento personale, come ‘extrema ratio’ di legittima difesa in quanto in pericolo di vita, in caso di omissione o ritardo nell’attuazione programmata della costituzione di base.

7 / SISTEMA DI FINANZIAMENTO
Ogni singolo cittadino è obbligato a finanziare, in misura uguale a tutti gli altri, soltanto il minimo di sopravvivenza e di attività degli organismi di base. Spese ulteriori dovranno avere il consenso unanime o essere sostenute soltanto dai richiedenti.

Coerenza

   Nel sistema di base i principi validi per tutti e indiscutibili sono molto pochi. Le ‘convenzioni’ potranno essere invece moltissime e continuamente e facilmente modificabili, ma avranno valore soltanto per le parti che vorranno liberamente contrarle.
  Sia per questa impostazione, sia per quanto sopra schematicamente enunciato, il sistema di base è perfettamente coerente con le esigenze della persona di uguaglianza, libertà e giustizia, tipiche della settima fase, il cui soddisfacimento darà finalmente una vera sicurezza esistenziale ad ogni uomo.
  Si raggiunge una vera uguaglianza perché, abbandonando l’idea di una ingiustificata uguaglianza di consumi, si garantisce ad ognuno una parte uguale dei mezzi di partenza disponibili, che ognuno poi potrà utilizzare come vorrà e potrà, senza obbligo di dare o avere nulla dagli altri.
  Si ha la vera e completa libertà, perché ognuno sarà indipendente esistenzialmente. Avendo la proprietà diretta di una quantità sufficiente di alimenti e di materie prime, l’uomo non sarà condizionato da nessuno per vivere, per la scelta e la produzione dei beni secondari e per il tipo di progresso tecnico. Tutti gli accordi che egli potrà prendere con gli altri saranno perciò liberi, non frutto cioè di uno stato di necessità. Se con il comunismo i pochi sono costretti a mantenere i molti, se nel capitalismo i molti mantengono i pochi, nel sistema di base ognuno si mantiene da sé.
  Con il principio, poi, del danno oggettivo e soggettivo e con quello del risarcimento forzato integrale, si ottiene una vera giustizia. Il reato sarà valutato infatti a misura del danneggiato e non astrattamente. Il risarcimento non sarà vanificato da considerazioni pietistiche verso il reo; e sarà solamente questi e non la collettività a rispondere dello squilibrio originato dal reato.
 Un sistema di convivenza libero e contemporaneamente giusto è un sistema che obbliga ognuno a rispondere degli impegni liberamente assunti.
  Oltre alla soddisfazione di queste tre esigenze fondamentali, nel sistema di base non è riconosciuto nessun altro diritto, né materiale né morale. Chi reputerà di avere altre esigenze dovrà soddisfarsele da solo o con chi accetterà liberamente di collaborare con lui, per interesse, per sentimento o per fede.
  Pur garantendo il contrario di ciò che promettono i sistemi attuali, il BS costituisce sia l’evoluzione storica coerente del socialcomunismo sia il compendio di tutti i sistemi precedenti. Per questo motivo il BS porta alla valorizzazione più completa e più giusta della persona, dell’io’ individuale: mentre nel socialismo nessuno è necessario e può essere sfruttato ed eliminato per il bene della maggioranza, in questo sistema ognuno è indispensabile perché portatore di un particolare analitico irripetibile della realtà.

La legge della responsabilità e dell’automiglioramento

  Fra pochi decenni, quando anche la sesta fase dell’umanità sarà completata, il comune cittadino sarà finalmente considerato adulto: ne conseguirà che non gli verranno più riconosciuti i diritti tipici del minorenne: cibo, alloggio e spese gratis a fronte di qualche servizio in famiglia. Da quel momento la sua sussistenza e il miglioramento delle sue condizioni non saranno più un diritto, ma dovranno avvenire, in base agli interessi e alle capacità personali , secondo il principio del corrispettivo integrale: tutto quello che un individuo vorrà lo potrà ottenere soltanto con l’impegno personale, pagandone il prezzo liberamente contrattato.
  Sarà il momento in cui ognuno dovrà assumere le proprie responsabilità, non tanto verso un’idea o un’ anonima struttura sociale o una indefinibile umanità, ma verso se stesso e verso ciascuno degli altri uomini concretamente esistenti, così come sono nelle loro individualità. E questa responsabilità nessuno ha il diritto di farla assumere agli altri.
  Ci sarà sempre il male (inizialmente forse più di oggi, se ognuno teoricamente potrà fare quello che crede): ma ognuno sarà l’unico responsabile di quanto farà.

  Il principio dell’interesse e dell’impegno personali è l’unico reale. Principi diversi sono frutto di convinzioni personali e in quanto tali sono obbligatori soltanto per le persone che vi credono. Non sono da abolire l’iniziativa e il profitto personali, ma l’accaparramento privato dei beni e servizi primari. L’imprenditore deve ricavare il suo tornaconto soltanto da chi richiede effettivamente i suoi prodotti.
  Occorre ripristinare ancora una volta (come è accaduto periodicamente nella storia, ogni volta che cadeva un sistema mitizzato) la legge fondamentale e naturale della proporzionalità tra la capacità, l’impegno e il risultato finale. ‘Ognuno deve dare secondo le sue capacità e ricevere secondo i suoi bisogni’ è una frase da considerare ormai per quello che effettivamente è stata: il sogno di un ubriacone. Il sistema di base, obbligando ciascuno a procurarsi da solo ciò che desidera, fa sì che ogni uomo che nasce ricrei tensione concreta, e non soltanto potenziale, sul pianeta, mantenendolo sempre com’è, vivo e vitale (con l’esempio, la competizione, lo scambio di esperienze) e non permettendo che si realizzi l’’entropia umana’, cioè la scomparsa totale di iniziativa.
  Di conseguenza in questo sistema l’evoluzione migliorativa non sarà vanamente ricercata a parole, ma nell’ esempio e nella competizione, nello scambio di esperienze vissute , di nuove conoscenze sperimentate.
  E' il caso di ripetere cheIl male esisterà sempre anche in un mondo libero, perché in esso i contatti tra gli individui non sono programmati e ci sarà sempre possibilità di urti. E’ come se i pezzi di una scacchiera si muovessero tutti contemporaneamente: è certo che ci saranno degli scontri. Il BS non pretende di evitarli a priori (come invece vorrebbe, programmando tutto e tutti, il social comunismo e le burocrazie in genere, fermando così progressivamente tutti i pezzi) ma almeno di evitare quelli più gravi e soprattutto di salvare l’integrità della scacchiera e dei suoi pezzi in modo che il gioco continui e che i pezzi man mano imparino a tener conto dei percorsi altrui.
  Filantropia, solidarismo e soprattutto religione sono il sale del mondo, ma essi hanno valore soltanto in quanto ipotesi da attuare solo da chi ci crede e che lo vuole, perché se l’amore diventa un’imposizione non è più amore.
  La vera conoscenza è sperimentale e la diversità di comportamento (se le sue conseguenze sono pagate in proprio) è il miglior sistema per sperimentare la validità delle proprie e altrui scelte: la libertà morale nel SdB sussisterà soltanto, finalmente, a proprie spese.

GLI STRUMENTI OPERATIVI DI BASE

NB. La ricerca del dettaglio nel descrivere le situazioni e le procedure che dovrebbero realizzarsi nel Sistema di Base non è frutto di pedanteria o smania di strafare ma ha soltanto lo scopo di fornire al lettore sufficienti elementi per verificare la coerenza del sistema, la sua fattibilità concreta (a differenza di altre proposte come quella marxiana) e anche, in molti casi, la continuità con il mondo attuale.

  Per realizzare e garantire i rapporti di potere tra gli uomini saranno necessarie, come sempre è stato, alcune strutture collettive, non comunque di tipo tradizionale: la riunione in uniche mani, come avviene oggi (eccettuato che negli Usa) dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, non ha senso. Il potere legislativo sarà di competenza di ogni singola persona; quello esecutivo sarà collettivo e obbligatorio soltanto per i beni primari e quello giudiziario sarà affidato a un organismo completamente autonomo.
  Lo stato in tutto e per tutto obbligatorio lascia il posto a un sistema a due livelli:
- livello obbligatorio per i beni e le attività primarie e per le garanzie di base;
- livello completamente libero per i beni e attività secondari, con possibilità di tutti i tipi di società, sia morali sia economiche, senza vincoli di spazio e di tempo (non c’è da avere paura: non sono poi novità così grandi, basti pensare alle cooperative, ai sindacati, alle camere di commercio, ai distretti produttivi…).
  L’organismo organizzativo di base e l’organismo di giustizia, istituiti e gestiti dai rappresentanti diretti dei cittadini, avranno gestioni completamente autonome, anche nella riscossione dei tributi obbligatori uguali per tutti per far funzionare le strutture minime per permettere a tutti una convivenza civile.
  Scompariranno per ciò le tasse individuali obbligatorie proporzionali al reddito. D’altra parte, finchè il sistema di base non sarà completamente realizzato ci saranno sempre, anche se in numero ridotto, molte persone e anche interi paesi con risorse materiali e umane molto inferiori alla media e con l’impossibilità oggettiva di portarsi da soli a un livello di autosufficienza.
  Sarà necessario perciò prelevare forzosamente del denaro a chi ne ha di più, ma non penalizzando chi produce reddito quanto ‘alleggerendo’ chi consuma di più. L’unica tassa sociale accettabile è quindi l’Imposta sul valore aggiunto che viene pagata da chi compra un bene. Anche per questa imposta transitoria si dovranno seguire alcune regole: essa dovrà diminuire progressivamente man mano che il nuovo sistema viene attuato; sarà applicabile solo sui beni materiali e su quelli immateriali che usufruiscono di strutture e servizi collettivi o pubblici (ad esempio, sì per i servizi telefonici, no per il commercialista); non dovrà comunque superare il valore del bene (perciò in un prezzo potrà esserci Iva fino a un massimo del 50%).

  Possiamo ora dare delle indicazioni su come dovranno operare gli organismi di base: l’unico Stato che oggi ha un sistema simile sono gli Usa, in cui però manca l’elemento fondamentale della proprietà collettiva dei beni primari.

Organismo di organizzativo di base

  Questo organismo sarà costituito da un unico centro planetario con sedi locali in ogni regione omogenea (o ‘bacino ecologico’) con il compito di presiedere alla ricerca, estrazione e bonifica, distribuzione e riciclaggio di tutte le risorse primarie del pianeta e di garantire la convivenza tra tutti gli uomini curando i seguenti settori: anagrafe; beni collettivi; istruzione di base (fino a 14 anni); sanità di base (solo pronto soccorso, interventi salva -vita e diagnosi; prevenzione in campo infettivo, alimentare, viario); opere pubbliche essenziali; viabilità essenziale; comunicazioni (strutture basiche di tutti i sistemi e dell’informazione indispensabili alla convivenza); organizzazione finanziaria (moneta planetaria corrispondente al valore dei beni primari); gestione dei beni primari.
  Anzitutto, la ricerca sarà indirizzata alla scoperta, misurazione dimensionale e qualitativa, alla valutazione revisionale su, sopra e sotto la superficie terrestre e marina. Questo era fino a poco tempo fa praticamente impossibile per mancanza di adeguati strumenti tecnici, ma oggi ciò è facilmente realizzabile e a prezzi ragionevoli grazie alla sinergia di sensori e lettori precisi e di grande portata, di elaboratori data senza limiti, di satelliti artificiali. Ed è sorprendente notare che questo nuovo modello di convivenza umana nasce proprio nel momento in cui il progresso tecnologico rende possibile la sua attuazione concreta.
  La preparazione consisterà nell’estrazione e purificazione, per quanto riguarda le materie prime minerali.
  Per il terreno agricolo invece, si procederà alla bonifica e alla preparazione per una produzione agricola al massimo delle possibilità naturali. Questo si otterrà sia rendendo ugualmente fertile ogni punto della crosta terrestre (anche con il trasporto o la creazione artificiale di humus) sia assicurando ovunque risorse idriche sufficienti per l’uomo e per l’ambiente.
  Tutto ciò comporterà un’opera ciclopica, ma necessaria ed entusiasmante: la sistemazione idrogeologica di tutto il pianeta, con una strutturazione della crosta terrestre in regioni omogenee ed autosufficienti, destinata a durare nel tempo e a mantenere un numero ben determinato di esseri umani e di animali.
  Il fatto che ci sia quasi tutto da fare in questo campo mette in evidenza ancor di più gli enormi sbagli degli uomini politici attuali che invece di impegnarsi seriamente a garantire una esistenza sana e duratura alle popolazioni governate, si sono gettati demagogicamente ad occuparsi dei problemi secondari della vita dell’ uomo, rovinando così anche gran parte dei beni primari stessi.   La distribuzione del suolo in parti uguali non sarà fatta ovviamente con criteri metrici, eccetto per la parte destinata ad abitazione e ad attività secondarie, ma in base alla capacità produttiva del terreno, determinata dalla fertilità, insolazione e condizioni meteorologiche. Per ogni zona della superficie terrestre quindi, e in particolare per ogni bacino ecologico regionale, sarà stabilita la capacità produttiva per unità di superficie. Il totale della capacità sarà diviso per una predeterminata quota individuale di fabbisogno alimentare e si avrà così il numero di abitanti che potranno vivere in quell’area. Ad esempio, a parità di condizioni pedologiche e meteorologiche, tra il 20° e il 30° parallelo la capacità alimentare è di 0,50 persona ogni 1000 mq, mentre tra il 30° e il 40° è di 0,40 persona (riferendoci ovviamente a una produzione agricola di tipo naturale).
  L’assegnazione di ogni ‘unità territoriale di sopravvivenza individuale’ sarà fatta a sorteggio per ogni comprensorio tra la popolazione che già vi abita, fatte salve tutte le situazioni precedenti coincidenti con la nuova distribuzione.
  La porzione di mare assegnata a ciascuno potrà essere anche molto distante dal luogo di residenza, ma determinata con precisione.
  Ovviamente le porzioni di territorio saranno inalienabili per evitare che, attraverso artifici e raggiri, si ritorni alla attuale situazione di accaparramento.
  Alienabili saranno invece le materie prime, ma con meccanismi che ne evitino l’accaparramento speculativo e ne permettano soltanto la lavorazione e l’uso: basterà che, dopo la produzione iniziale da parte dell’organismo mondiale e la distribuzione in parti uguali (almeno sulla carta), siano collettivi anche tutti gli impianti di recupero, come fonderie e industrie chimiche di base. Il tutto sarà semplicissimo grazie alle ‘borse’ pubbliche in cui i trasformatori acquisteranno direttamente (senza intermediari commerciali) le materie che loro servono.
  E’ chiaro che una ridistribuzione dovrà essere fatta anche per le materie prime già estratte e oggi in mano a poche persone (l’oro, ad esempio….).  
  Per quanto riguarda le porzioni di territorio è logico che esse potranno essere scambiate. Lo scambio sarà obbligatorio quando un gruppo di persone volesse creare una comunità isolata territorialmente, riunendo in unico luogo le unità agricole e abitative dei singoli componenti. Ciò è logico perché un bene primario (il diritto a vivere integralmente il propri modello vita) è prevalente su un bene secondario qual è labitare in un posto o un altro dello stesso comune o provincia.
  Naturalmente, sarà obbligatorio che ogni unità agricola produca la quantità di alimenti prevista, impedendo l’ indegna situazione in cui oggi si trova l’Europa: migliaia e migliaia di appezzamenti di terreno lasciati incolti (e addirittura pagati per esserlo) mentre nel mondo centinaia di milioni di persone soffrono la fame per scarsità di terreno agricolo.
  Si pone dunque il problema della gestione del territorio.
  La coltivazione agricola e quella marina potranno essere attuate in vari modi: personalmente dai titolari dei singoli appezzamenti (magari con l’utilizzo di apparecchiature elettroniche che automatizzano la conduzione e il controllo del ciclo biologico produttivo, richiedendo così solo pochi minuti di lavoro al giorno); in forma societaria diretta tra più titolari (che permetterebbe sempre un controllo immediato della qualità della produzione agricola da parte dei singoli); in forma collettiva, mediante riaffido del terreno all’organismo di base. In questo caso, l’ organismo potrà dare al singolo in cambio una parte dei prodotti agricoli o il corrispondente valore monetario, trattenendo la parte necessaria a pagare i coltivatori professionisti ai quali affiderà in appalto la produzione. Per le monocolture specializzate per prodotti tipici (dop, doc, igp…) vi potrà essere un accorpamento temporaneo di unità territoriali, ma soltanto entro un tetto massimo di 1/3 del territorio regionale.
  Questa formula di gestione collettiva è la più semplice, ma anche la più rischiosa (speculazioni, prezzi falsati, sofisticazioni). Perciò ognuno potrà riavere l’uso privato del proprio territorio con un semplice preavviso annuo.

  Per quanto riguarda la tipologia delle produzioni alimentari , sia essa a lavorazione professionale o personale, essa potrà essere ‘integrata’ o no, a seconda che si voglia scambiare (ma per non più di un terzo) prodotti tipici di zone differenti oppure produrre tutto e solo il fabbisogno alimentare locale (nella consapevolezza che il prodotto agricolo locale è il più indicato per l’alimentazione della popolazione che risiede sullo stesso territorio).
  Nel caso di produzioni ‘integrate’ sarà l’organismo centrale a creare le condizioni affinché queste produzioni e questi scambi evitino sprechi, sovrapproduzioni o speculazioni come oggi avviene.
  L’industria di trasformazione alimentare non tipica sarà completamente libera, solo con controlli sanitari preventivi da parte del sistema, come avviene oggi. La materia prima sarà fornita dalle singole utsi (sistema turnario) o dai coltivatori professionisti.

  A una branca dell’organismo di economia di base spetterà anche il compito del rilevamento, del controllo e della gestione dei beni secondari direttamente legati al territorio, ad esempio sul piano turistico, culturale e artistico.
  Questi beni saranno gestiti collettivamente in quanto connessi strettamente al territorio o alla sua eredità storica. Già in fase di distribuzione delle unità agricole si riserveranno a proprietà collettiva terreni produttivi ‘unici’ per bellezza e tipicità.
  La gestione di questi beni potrebbe essere attuata con la concessione in appalto ad operatori privati per il loro utilizzo, distribuendo a tutti una parte degli utili così ricavati.

  Per quanto riguarda le attività secondarie , cioè industria, artigianato, commercio, servizi, ad ogni cittadino sarà assegnata, oltre al terreno agricolo e a un terreno per uso residenziale, una parte di terreno, di misura uguale per tutti, da utilizzare per le più svariate attività economiche. Questo spazio potrà essere usato singolarmente o unendo a quello di altre persone per formare aree industriali e commerciali, naturalmente con la facoltà di stabilire a chi e a che condizioni concederne l’uso.
  Tutti i danni alle persone, coltivazioni, strutture e altri beni che si verificassero in una zona per cause naturali (terremoti, alluvioni, cicloni ecc) saranno risarciti in misura completa da tutti gli altri abitanti del pianeta, poiché la distribuzione della popolazione e dei beni primari è frutto della sorte e quindi nessuno può scegliere di abitare nelle zone più sicure.
  Proprio perché è impossibile vivere tutti nei luoghi ritenuti migliori, l‘organismo economico di base dovrà, con il contributo di tutti, attuare misure preventive nelle zone pericolose.

  La conduzione dell’organismo centrale di base sarà pubblica (con spoil system integrale che eviti la formazione di caste inamovibili e staccate dalla realtà) per quanto riguarda l’organizzazione, le decisioni e i controlli, la proprietà degli impianti; privata per quanto riguarda l’esecutività e la gestione.

  Tutta l’attività umana volta alla produzione di beni secondari sarà quindi libera e nessuno potrà essere costretto a partecipare a ad organismi che la favoriscano. Il vecchio Stato, avido di fare e disfare in tutti i campi, scompare quasi del tutto: la produzione dovranno organizzarsela gli imprenditori; i servizi saranno istituiti e gestiti da chi riutilizzerà; la beneficenza la farà soltanto chi la vorrà fare.
  Non avranno più necessarietà, e pertanto non saranno finanziate per forza con il denaro di tutti, le seguenti strutture pubbliche (ministeri): diplomazia; programmazione economica; industria, commercio, artigianato; lavoro; sanità (diagnosi e cure non urgenti); pensioni; commercio estero; trasporti non essenziali; finanze (gli istituti bancari saranno tutti privati); poste e telecomunicazioni non essenziali; imprese statali; cultura; turismo; spettacolo; amministrazioni locali; istruzione superiore e universitaria. Questi servizi potranno essere attuati in ogni singolo comprensorio o su più comprensori a richiesta e finanziamenti liberi e diretti dei singoli cittadini o delle imprese.
  In ogni comprensorio regionale pertanto il cittadino di fronte tre livelli di vita associata (solo uno obbligatorio e due facoltativi):
- il sistema di base (obbligatorio) con una contribuzione fissa uguale per tutti i maggiorenni (pari a circa 1000 euro annui) e metà del gettito Iva;
- il sistema economico locale (obbligatorio soltanto per chi svolge una attività economica) con una contribuzione fissa (circa 1000 euro annui) e metà del gettito Iva;
- il gruppo sociale-politico di appartenenza con una contribuzione volontaria variabile.
  I cittadini saranno non sudditi ma ‘soci’ di questi tre tipi di comunità.
  Il cosiddetto servizio pubblico quindi non esiste più, come non esisteranno più i servizi sociali: il principio è che il sistema deve fornire soltanto i servizi di base ‘senza colore’ uguali per tutti, quei pochi che servono per sopravvivere indipendentemente dai gusti personali. Esisteranno quindi servizi interessanti un numero stragrande persone, ma saranno soltanto esse a cooperare per istituirli e gestirli con le proprie esclusive risorse.

  Un ultimo accenno alle imprese del tutto private.
  Esse non saranno più appoggiate in alcun modo dallo stato, e sarà lasciato alla loro iniziativa associarsi per autogovernarsi e autosostenersi, per categoria o intersettorialmente, a gruppi o tutte insieme, per comprensori geografici grandi (regioni) o piccoli (province e distretti) dove potranno fare parte integrante del sistema economico locale e avranno anche tre possibilità di finanziamento: i propri dipendenti da associare alla proprietà (partenariato), la popolazione attraverso la quotazione in una borsa finanziaria regionale, le banche locali.
  Già oggi le comunità economiche locali hanno più peso degli Stati nello sviluppo economico globale e lo fanno senza bisogno del dirigismo, dell’inerzia e del parassitismo dei sistemi attuali. Sono le ‘regioni’ (da 1 a 7 milioni di abitanti) e le metropoli (da 3 a 8 milioni di abitanti) le uniche realtà organizzate che possono garantire sicurezza e sviluppo alle loro popolazioni. Negli anni duemila il mondo non sarà diviso in stati ma in regioni autonome e autosufficienti, coincidenti con bacini ecologici, che potranno riunirsi in stati, per alcune funzioni, solo volontariamente.

Organismo di giustizia

  L’organismo di giustizia avrà una struttura completamente staccata dall’organismo economico di base, su cui anzi eserciterà il suo controllo come per tutte le altre attività umane. Anche questa struttura comunque si baserà sull’essenzialità dell’organizzazione e dell’intervento esecutivo dei privati.
  Come per l’organismo economico di base anche per quello della giustizia i cittadini sceglieranno con delega pubblica i gestori per un periodo di 5-6 anni. I giudici potranno essere eletti dai cittadini con voto segreto ma con un quorum molto alto (almeno i due terzi degli elettori: in caso contrario si ricorrerà a giurie popolari estratte a sorte).
  L’organismo di giustizia si potrà dividere in tre rami, necessari uno all’altro, ma non obbligatoriamente a gestione unica: pertanto saranno qui esaminati separatamente.

REGISTRAZIONE LEGGI
NB. Questo capitolo potrà sembrare un po’ astruso e ciò deriva dall’affermazione di un principio non familiare ai razionalisti che hanno imperversato negli ultimi due secoli (per i quali ciò che pensano pochi ‘illuministi’ deve valere per tutti): in realtà il sistema sarà abbastanza semplice (era già in uso nel medioevo).

  Come si visto, ogni uomo della settima fase ha una sua scala valori e perciò potrà avere una sua ‘legge individuale’ per la definizione sia dei comportamenti trasgressivi sia per le relative pene. Questo è forse l’aspetto del sistema di base più difficile da capire oggi e quello che probabilmente sarà realizzato per ultimo, fra qualche decina di anni, a causa della sua complessità e dell’impegno richiesto anche alle singole persone (ne abbiano però degli esempi già oggi: pacs, riti musulmani ecc).
  Ma sarà il momento più alto del rispetto e della valorizzazione di ogni singolo individuo.
  La legge si dividerà in due parti: legge personale, con relative pene, che il singolo applica a se stesso e a quanti interferiscono con la sua sfera privata; leggi societarie che scaturiscono da accordi spontanei con altre persone per raggiungere determinati fini.
  I ‘codici’ personali e i ’contratti’ societari saranno depositati preso gli uffici di registrazione. Questi, un misto di ufficio del registro e di ufficio notarile come quelli attuali, avranno il compito di verificare che gli accordi siano chiaramente e formalmente completi (soggetti contraenti, oggetto, durata, condizioni…), liberamente sottoscritti, da soggetti consapevoli nelle piene facoltà; quindi di vidimarli e conservarne copia, anche per la visione del pubblico.
  Non è più concepibile l’annullamento, da parte dell’autorità, di un accordo a causa del suo fine ritenuto non buono, perché nessuno può giudicare l’operato altrui con il proprio metro: non esiste nessuna legge barbara se non quella imposta con la forza. Anche una pena fisica può essere un atto rispettabile se conseguenza di un libero accordo: questa è vera tolleranza. L’unica cosa non accettabile è l’inferimento di danni fisici e psicologici irreversibili.
  La valvola di sicurezza per evitare esagerazioni nelle pene stabilite nel proprio codice personale è semplice: spetterà al danneggiato scegliere con quale legge giudicare il danneggiatore, se con quella propria o con quella di quest’ultimo.
  Diventerà così possibile finalmente punire con pene più severe chi danneggia le persone più miti e pacifiche, che finora hanno sempre fatto le spese dei più violenti dentro e fuori la legge. Chiunque si accinga a fare del male a una persona sarà costretto ad avere paura e fermarsi almeno un momento per pensare a quale pena il codice di quella precisa persona prevede per il male che sta per causarle: è un risultato eccezionale sul piano umano, che soltanto con questo sistema si può ottenere.
  Sarà dunque soltanto la persona vittima, con la sua specifica e irripetibile personalità, la misura del danno. Danno che si dive in due parti: materiale e morale. E se il danno materiale potrà essere stabilito oggettivamente da esperti, il danno morale può essere determinato soltanto soggettivamente dalla persona offesa, in quanto essa sola può conoscere l’incidenza dell’evento criminoso sul suo ‘io’, nelle idee, nei sentimenti, negli affetti.
  In questo caso non vale neppure la legge del taglione, perché essa è basata sul principio dell’uguaglianza delle persone, sulla legge di azione reazione valida solo per il mondo fisico, mentre la reazione umana può essere maggiore o minore a seconda delle varie personalità. Senza dilungarsi ora ad ipotizzare tutti i tipi di pene che i vari codici personali e di gruppo inventeranno (pene che comunque non potranno ledere in modo permanente il fisico o la psiche del reo), già a livello di codici di base standard occorrerà cambiare radicalmente l’impostazione ottocentesca oggi in vigore.
  La punizione attualmente riservata ai rei, la prigione, oltre a non essere una vera pena, non ha senso sopratutto perché in pratica sostituisce il risarcimento e quindi danneggia la vittima e danneggia lo stesso reo, perché è come togliere la vista a chi si è smarrito in una foresta.
  E’ molto più logico invece che la pena consista nella forzosità del risarcimento, fatto di persona, completamente, il più rapidamente possibile. In pratica un lavoro forzato di tipo duro. La reclusione sarà adottata soltanto per gli individui pericolosi o che abbiano tentato la fuga.     Forse così si risolverà anche, nei paesi più progrediti, il problema della indisponibilità dei comuni cittadini a fare lavori manuali pesanti o umili, che oggi si lasciano ipocritamente e razzisticamente agli immigrati dalle nazioni più povere.

  E’ chiaro peraltro che la maggioranza dei cittadini non potranno o non vorranno stendere un competo codice personale. Basterà allora la sottoscrizione del codice penale standard che sarà adottato dal sistema di base o di uno dei tanti codici pubblici che le varie correnti ideologiche o religiose già possiedono e comunque prepareranno, e che ogni persona potrà modificare con singole leggi per atti di suo interesse particolare.

  La gestione dell’organismo di registrazione potrà essere anche privata, puntando anche qui a far pagare a tutti, con la tassa obbligatoria di base, le sole strutture essenziali, mentre ogni singola prestazione, dopo la prima gratuita, sarà pagata.

MAGISTRATURA.
Gli strumenti per garantire che le regole di comportamento personali e societarie siano operative e rispettate sono la ‘magistratura’ e le ‘forze armate’, entrambe intese come imprese di servizio di cui ogni utente ha una parte di proprietà. Magistratura e forse armate perciò non hanno più il compito di difendere le ‘istituzioni’ ma soltanto quello di garantire i liberi contratti. Pur avendo gestioni separate, questi due organismi agiscono come ‘la mente e il braccio’ verso l’unico fine del ristabilimento della giustizia.

  Per quanto riguarda in particolare l’amministrazione della giustizia, va sottolineato che la Magistratura non ha l’ esclusiva competenza della giustizia: il magistrato è sempre un delegato, poiché non esiste nessun autorità se non nel popolo. In base a quanto detto sulla personalizzazione della legge, è logico, anche se ora risulta un po’ ostico, che anche la giustizia sia personale. Questo potrà verificarsi però soltanto in un caso: nel momento stesso in cui il reato è compiuto. Solo in questo caso la persona ha il diritto di farsi giustizia da sola, come le parrà opportuno. In quel momento infatti il comportamento della persona non può non essere spontaneo e perciò perfettamente ammissibile. Cosa invece che non accade quando è passato anche breve tempo dall’azione del reato; nel qual caso la giustizia ‘personale’ potrebbe essere inquinata da fattori non spontanei e non personali. E’ ovvio che questa giustizia personale immediata salda completamente e globalmente il conto con il colpevole, sia dal punto di vista materiale che morale.
  Anche questo è un principio (una specie di ‘legittima giustizia’, che ha una certa parentela con l’attuale legittima difesa) forse oggi non molto comprensibile e accettabile, ma imprescindibile se si vuole veramente e concretamente rispettare la vittima più del suo aggressore.
  La magistratura entra in campo quando non sia stata attuata la giustizia immediata, con il compito di giudicare il grado di responsabilità e intenzionalità del colpevole diretto o indiretto, e rendere esecutive le sentenze disponendo tutte le operazioni e i servizi necessari a queste funzioni.

SISTEMA PENALE
  Dalla magistratura dipenderà anche l’applicazione delle pene sia pecuniarie per i risarcimenti materiali ( per mezzo di lavoro coatto in caso di nullatenenti o apparentemente tali) sia globali per i risarcimenti morali (per mezzo, come si è ipotizzato, di lavoro forzato). Ai responsabile dei reati verranno imputate tutte le spese giudiziarie dirette e indirette e le spese di esecuzione delle sentenze, come anche l’eventuale, raro, mantenimento in carcere. Con questo sistema nel SdB lo Stato potrà risarcire subito il danneggiato rivalendosi poi sul colpevole nel tempo.     Sempre con questo sistema si otterrebbe, tra l’altro un’amministrazione della giustizia eccezionalmente semplice e rapida, per interesse degli stessi rei, che comincerebbero a lavorare dal momento dell’arresto (e sarebbero risarciti abbondantemente se riconosciuti poi innocenti).  
  La quota di contribuzione uguale per tutti per mantenere l’apparato giudiziario (conglobata nella tassa di base annuale) sarebbe ridotta al minimo, cioè a quelle spese che i responsabili per contumacia o decesso non riuscissero a saldare.
  In generale, nell’amministrazione della giustizia va eliminato qualsiasi pietismo: il giudizio e l’applicazione delle pene devono essere effettuati rigidamente, come fatalistico braccio del destino, anche perché spesso il colpevole è responsabile (come peraltro ci dicono le statistiche) anche di altri colpi che non saranno mai individuati e mai pagati.

FORZE ARMATE
  Questo organismo (forze dell’ordine o forze armate, che dir si voglia) ha il compito, in completa dipendenza dalla magistratura, di far rispettare materialmente le leggi personali e i contratti societari, nonché di attuare le sentenze giudiziarie.

  Per garantire l’ordine pubblico, produttivo e amministrativo continueranno ad esistere invece le polizie locali e settoriali (comunicazioni, finanza, foreste, navigazione eccetera), dipendenti dall’organismo organizzativo di base.

  Il compito delle forze armate vere e proprie (costituite da esercito vero e proprio e da polizia giudiziaria) avrà un aspetto prevalentemente esecutivo per le sentenze giudiziarie, di intervento autonomo in caso di reato, nuovamente dipendente dalla magistratura per la prevenzione dei reati.
  Per l’esecuzione delle sentenze la forza pubblica è ovviamente indispensabile, anche se l’intervento personale, in certe condizioni, come abbiamo visto, non è da escludere.
  Per quanto riguarda l’intervento autonomo da parte delle forze dell’ordine in caso di reato, cioè indipendentemente da un ordine specifico della magistratura, esso avverrà solo su richiesta, esplicita o implicita, degli interessati e solo per assicurare alla giustizia il supposto reo.
  Noteremo qui che le forze armate dovranno garantire l’esecutività di qualsiasi tipo di contratto, sia fra singole persone sia fra gruppi, anche a livello di nazioni e regioni: polizia giudiziaria ed esercito saranno due parti distinte dello stesso organismo che si attiveranno in base alle dimensioni dell’avversario.

  L’aspetto delle forze armate sul pianeta nella settima fase ipotizza piccoli eserciti polivalenti regionali e un superesercito planetario. I primi dotati di armi soprattutto individuali e tattiche (e quindi non in grado di attaccare su vasta scala, ma di difendersi molto bene con sistemi ‘a rete’), il secondo dotato invece del meglio della tecnologia anche per affrontare emergenze extraplanetarie.
  E’ da sottolineare a questo punto la necessità che le forse armate siano complessivamente sempre più forti e determinate, efficienti ed imparziali, poiché nella settima fase il singolo sarà sempre più forte individualmente e sempre più irrazionale nei comportamenti, perciò più difficile da controllare e contenere.

  Per evitare che forze armate e magistratura possano arrogarsi poteri non competenti od eludere i propri, si potranno adottare, oltre a quelli amministrativi, due semplici accorgimenti: libero possesso di armi individuali per chiunque; possibilità per chiunque di entrare nelle forze armate (che saranno costituite da professionisti) in qualsiasi momento e in qualsiasi livello e funzione (sulla base, ovviamente , di un precedente addestramento).
  Le spese delle forze armate saranno sostenute dai trasgressori delle leggi, perché se nessuno violasse le leggi la forza pubblica potrebbe teoricamente non esistere. I cittadini pagheranno comunque sempre le spese per i delitti impuniti, sempre con la tassa di base. Ciò sarà di stimolo a migliorare l’efficienza delle forse armate perché si potrà sempre cambiare, tramite le periodiche elezioni, un gruppo dirigente inefficiente con un altro che faccia diminuire la tassa base abbassando la percentuale dei delitti impuniti (oggi in Italia si arriva fino all’ottanta per cento). Un sistema simile vige attualmente negli Usa.

I RISULTATI DEL SISTEMA DI BASE

  Il Sistema di base or ora presentato a grandi linee è, a ben vedere, l’unico in grado di dare una soluzione accettabile a tutti i più grandi problemi attuali dell’umanità.
  Si esaminerà ora come esso garantisca , oltre alla realizzazione di ogni singola persona, la soluzione dei seguenti problemi: società, economia, lavoro, popolamento, famiglia, ecologia, portatori di handicap, sottosviluppo.

I risultati: Responsabilità

  Nei sistemi socialcomunisti moltissimi cittadini rifuggono da ogni responsabilità, ma non è sempre colpa loro. Il sistema infatti dà solo i mezzi per sopravvivere, non per creare. Il SdB supera questa situazione, attivando la responsabilità dei singoli individui, perché assegna a ciascuno una parte delle risorse planetarie sufficiente alla sua sopravvivenza, ma anche (nella misura di circa il 25%) a sviluppare attività creative secondarie.

I risultati: Società

  Come si è visto nella seconda parte di questo scritto, per la salvezza della ‘persona’ occorre fare in modo che vengano eliminate le società altamente dissonanti di oggi (dette ‘permissive’ e ‘tolleranti’) e che ognuno possa scegliersi una società con un adeguato grado di consonanza. Oggi infatti, più che mai, il ‘legante’ sociale non è più solo il corpo (identità razziale) ma l’anima (sintonia delle energie sottili) e lo spirito (concordanza ideologica).
  La consonanza può sussistere soltanto se il singolo può isolarsi, completamente o parzialmente, da tutti coloro che non la pensano come lui, scegliendosi direttamente i propri compagni di vita e di attività. E’ proprio il Sistema di base che permette l’esistenza e l’indipendenza di società anche con il massimo grado di consonanza: basterà infatti riunire, con un semplice scambio, in un unico luogo tutte le unità territoriali delle persone intenzionate ad isolarsi, per ottenere un piccolo o grande comunità con tutte le risorse sufficienti all’ esistenza autonoma dei suoi abitanti (non è una novità: si pensi alle odierne comunità Amish negli Usa). Tali comunità potranno nascere, ampliarsi e ridursi e scomparire in qualsiasi momento, per semplice decisione di ciascuno dei componenti.

  Quello appena illustrato è il tipo-limite di comunità possibile nel sistema di base. Comunità ad elevati gradi di consonanza potranno essere formate anche senza isolamento, vivendo tra altre persone anche di diversa etnia e religione, adottando l’accorgimento della ‘cultura prevalente’. In pratica in ogni regione, provincia o comune la popolazione potrà a maggioranza semplice, in alternativa a una società multiculturale (che però non sarebbe più ‘società’, ma semplice ‘convivenza’), scegliere il proprio modello di vita a cui dovranno uniformarsi tutte le attività pubbliche e in pubblico (morale pubblica, simboli, scuole, festività, usanze, costumi, stili architettonici eccetera) di tutti i cittadini. I cittadini con altri modelli di vita li vivranno in privato e senza segni esteriori (ad esempio, niente minareti in Italia), altrimenti potranno crearsi una propria comunità isolata sullo stesso territorio.

  Senza contare tutte le società settoriali che sarà possibile costituire trasversalmente alle società culturali (dal lavoro all’istruzione, dallo sport al divertimento, dalla salute alla previdenza) con le modalità più varie (dalla cooperazione alla mutualità, senza condizionamento alcuno).
  Tutto questo sarà possibile perché ognuno avrà la disponibilità di quel 25% cento circa del reddito che attualmente gli viene forzosamente sottratto (in più di quanto ragionevole) e gestito dallo stato unitario.
  Ecco un raffronto, espresso graficamente, tra il Sistema di base e i sistemi odierni, in cui la società è aggrovigliata in una rete fittissima di rapporti standardizzati ed estesi a tutti, rete che riescono a rompere soltanto i pesci grossi mentre i piccoli ne restano soffocati: nel SdB invece la struttura di fondo ha maglie molto larghe e su di essa possono coesistere vari gruppi e sottogruppi liberi, anche sovrapponentisi.
  Questa formula potrebbe essere veramente la forma più giusta, gratificante e celere per dare a ciascuno il tipo di società più congeniale.    Innanzitutto sarebbe eliminato il sopruso di far vivere agli altri modelli di vita che non condividono ma anche quello di dover vivere a tu per tu con chi ostenta modelli di vita diversi. E questo magari prima ancora di averli sperimentati, ingigantendo gli errori e facendoli pagare a chi non ne ha colpa. Vale la pena di ricordare che in qualsiasi gruppo umano c’è sempre una buona percentuale di parassiti che vuole vivere a piacer suo facendone pagare le spese agli altri anche sul piano morale. Bisogna ammetter che vengono al mondo un certo numero di persone che, per natura o educazione o disavventure, sono inutili o addirittura dannose per sé e per gli altri (nessuno comunque può arrogarsi il diritto di stabilire chi siano queste persone e in che misura siano bacate). Nel sistema di base, dove l’adesione ai gruppi sociali sarà libera ma soggetta ad accettazione, questi individui non potranno nuocere o pesare obbligatoriamente sugli altri, come nei sistemi attuali. Fermo restando che avranno la possibilità di autosostenersi e che non stiamo parlando di disabili, l’autoisolamento e anche l’autoeliminazione di questi individui dovranno essere accettati come fatto naturale, perché nessuno sarà obbligato a prendersi cura di loro, cosa che sarà lasciata al solidarismo spontaneo.
  In secondo luogo chi crede sinceramente in un certo modello di vita avrà senz’altro soddisfazione ad attuarlo anche se poi non avesse buon esito. Isolando un modello di vita da disturbi, soprusi e compromessi sarà infine possibile verificare in poco tempo la sua validità senza rischio di dover dare colpe o meriti agli estranei.

  I politici , cioè i capi del gruppo, esisteranno sempre, perché è naturale che i gruppi e sottogruppi sociali abbiano dei promotori e degli animatori. Ma essi non avranno più il potere di imporre le loro decisioni e spendere i soldi di alcuni a favore di altri dopo aver ricevuto un mandato generico ed anonimo, ma soltanto quello di proporre progetti che saranno accettati da persone con nome e cognome.

  Il sistema delle società autonome non escluderà tuttavia la dialettica della vita, cioè un certo grado di dissonanza, necessario per una verifica costante delle proprie posizioni. Anche qui lo sviluppo dell’umanità ha portato a una straordinaria coincidenza: creando società autonome il confronto con altri modelli di vita non cessa poiché oggi c’è un’enorme disponibilità di mezzi di comunicazione che veicolano ogni giorno messaggi di tutti i tipi e molto ben fatti fin dentro le comunità più isolate.

  Concludendo, noteremo che mentre i sistemi politici di oggi tendono per natura, essendo astratti, a conservarsi indefinitamente immutati, con la conseguenza di crollare traumaticamente dopo un certo periodo perché troppo staccati dalla realtà mutevole, il Sistema di base garantirà modelli di vita facilmente sostituibili seconda la naturale evoluzione degli uomini. Anche per questo motivo, nel Sistema di base non avranno più ragion d’essere la violenza sociale e la sopraffazione politica e qualora ne emergessero non avranno nessuna giustificazione per non essere stroncate subito e radicalmente.

I risultati: Economia

  Se per ‘economia’ intendiamo il sistema di utilizzare al massimo e con il minimo spreco i beni naturali a disposizione, biologici (terreno, mare, fauna, flora) e minerali (materie prime solide, liquide e gassose) allora il Sistema di Base assicura la migliore economia possibile.

  Per l’utilizzazione del territorio è chiaro che, sapendo che ogni struttura non destinata direttamente alla sussistenza sottrae spazio agricolo vitale, se non al presente senz’altro per il futuro, ogni proprietario farà occupare a tali strutture il minimo spazio possibile e possibilmente di tipo non agricolo, come, ad esempio, il sottosuolo o l’interno dei rilievi. Si può essere certi che poche persone oggi si permetterebbero di sprecare il piccolo patrimonio di seguito descritto.
  Dal 40° al 50° parallelo (Centro Europa) la quota di territorio necessaria a una persona per produrre una completa e bilanciata alimentazione naturale e per il fabbisogno di materie prime (come legno e fibre tessili) è indicativamente di 4000 mq di terreno fertile così suddivisi: 2000 mq di pianura o bassa collina, 500 mq di collina o bassa montagna per coltivazioni alimentari e allevamenti animali; 600 mq anche di bassa montagna per la forestazione di tipo perenne per la produzione di ossigeno; 900 mq, di cui due terzi anche in bassa montagna, per la produzione a ciclo continuo di legname da lavoro e uso energetico, nonché per la coltivazione di fibre tessili, e comunque per la produzione di ulteriore indispensabile ossigeno. Ad ognuno spetterà una quota di superficie marittima di 20.000 mq circa, capace di fornire, sempre in forma continuativa, prodotti ittici pari al 25% circa del fabbisogno alimentare individuale.
  Alla superficie produttiva terrestre sono da aggiungere per ogni persona 400 mq di terreno destinati allo spazio vitale individuale in ragione di 100 mq per abitazione e servizi privati necessariamente a livello suolo, 100 mq per attività primarie e produzione secondarie; 200 mq per viabilità e aree pubbliche.

  Diversi aspetti dell’utilizzo del territorio sono comunque ancora da approfondire. Se non si vorrà o potrà diminuire l’attuale produzione di anidride carbonica, per esempio, forse si dovrà aumentare oltre il normale la forestazione.
  Inoltre se non si adottano principi di estrema economia nell’utilizzo del suolo, arriveremo presto a situazioni assurde, come quelle delle grosse metropoli dove la superficie all’aria aperta è destinata alle auto e alle macchine, mentre la popolazione vive giorno e notte chiusa negli alveari delle aziende e dei grattacieli.

  L’attuale speculazione fondiaria e urbanistica scomparirà perché ognuno avrà in dotazione gratuita lo spazio per costruirsi la casa che potrà essere singola o inserita, con accordi diretti, in abitazioni collettive. Identico il discorso per lo spazio necessario alle attività economiche. Scomparirebbe inoltre una bruttura dei sistemi capitalistici attuali: il non utilizzo di terreni residenziali o delle abitazioni su di essi già edificate da parte dei proletari che non ne hanno bisogno o che vogliono fare delle speculazioni finanziarie.

  Per quanto riguarda le materie prime, poi, poiché ognuno ne avrà assegnata gratuitamente una parte fissa per lui e per la sua discendenza, è chiaro che farà il possibile per utilizzare tali beni soltanto in caso di vero bisogno, con il minimo spreco (soprattutto se si tratta di materie no riutilizzabili come il petrolio) e con la massima resa. Il terreno agricolo e le materie prime suddivise per abitante devono diventare il parametro per qualsiasi programmazione politica e urbanistica.
  Mancando questa, oggi assistiamo a sprechi enormi di materie prime. Sprechi resi possibili da una distribuzione ingiusta di tali beni a livello planetario, creata soprattutto dall’accaparramento di miniere e territorio da parte di certe nazioni e di certi gruppi economici. Ad esempio, nel settore energetico (il più delicato, perché più prossimo ad esaurimento) i dislivelli di consumo sono davvero incredibili: gli Usa consumano 6 volte più materie prime di quanto loro spetterebbe se fossero divise in parti uguali tra tutti gli uomini; rispetto ad un paese povero, il consumo Usa è 24 volte superiore. I russi sono a 3 volte più del lecito, gli europei a 2 volte, mentre i paesi più poveri, che ne avrebbe più bisogno, ne utilizzano soltanto 1/4. Se si facesse un’equa distribuzione gli sprechi sparirebbero automaticamente.
  Si potrebbe allora obiettare che il prezzo delle materie prime salirebbe alle stelle e inoltre ne spetterebbe a ciascuno una quota troppo piccola per poter fare qualcosa: ma questo è forse proprio quello che ci vuole per una civiltà più cosciente e più stimolata alla sintesi.
  Anzitutto la scienza e la tecnica ne riceverebbero una grandissima spinta in senso creativo, per poter ottenere da piccole quantità di materia prima, di qualsiasi specie, il massimo rendimento. Strada che, fortunatamente, è già stata intrapresa.
  In secondo luogo, la necessità di accordarsi tra molte persone per poter realizzare nuovi grandi progetti consumistici porterà sia a una maggior cultura delle persone coinvolte, sia a un rallentamento delle attività economiche attuali a vantaggio delle libere attività personali ed interpersonali.
  In effetti il Sistema di Base comporta, pur senza intervenire direttamente, sistemi economici autoregolanti. Se essi si ‘riscalderanno’ o diventeranno troppo pericolosi per l’uomo, basterà il ritiro anche temporaneo di pochi uomini sensati con le loro risorse per riportare la situazione alla normalità e farne prendere coscienza a tutti gli altri.
  L’economia a libero mercato, a cui tanti pregi e tanti colpe si attribuiscono, sarà attuabile veramente per la prima volta soltanto nel Sdb, in cui il gioco della domanda e dell’offerta non avrà condizionamenti visibili o invisibili come oggi.
  In questo quadro, non avrà più senso orientare politicamente la produzione e i consumi. Non ci saranno più ‘prodotti di lusso’ e ‘consumi sociali’, ma semplicemente prodotti primari e prodotti secondari. Cadrà così un’altra vergognosa ipocrisia del mondo di oggi in cui i sistemi socialisti euroccidentali si permettono di definire ‘bene sociale’ (e perciò necessario) una piscina o uno stadio, mentre centinaia di milioni di persone nel mondo non hanno neanche il cibo sufficiente per vivere.
  Anche questo sistema economico ‘secondario’ si baserà in parte sulla contribuzione a mezzo tassa sui consumi che è (oltre che la tassa più accettabile, in quanto mantiene direttamente il sistema economico che permette i consumi stessi) lo strumento migliore (se è applicata con rigore e non con la faciloneria odierna) per controllare produzione e flussi delle materie prime e dei manufatti.

I risultati: Lavoro

  All’attuale tipo di economia ‘integrata’, in cui è obbligatorio lavorare per produrre beni non necessari, il sistema di base sostituisce una sistema lavorativo a due livelli nettamente distinti: ogni persona sarà obbligata a lavorare soltanto per la produzione dei beni primari che le servono per vivere, mentre sarà per lei facoltativo produrre i beni secondari.
  Soltanto così si avrà un’attività veramente umana, libera e di completa soddisfazione. Ovviamente molte persone saranno portate alle sole attività secondarie: per produrre gli alimenti e le materie prime per queste persone si dovrà allora ricorrere, come già visto, o all’automazione o al cooperativismo o a professionisti coordinati dall’organismo economico di base.
  E’ da sottolineare comunque una quarta ipotesi per la lavorazione delle unità agricole delle famiglie: della produzione potrebbero occuparsi, al posto dei genitori in altro impegnati, gli anziani in pensione e, soprattutto, i giovani. In questo caso l’agricoltura sarebbe un’attività utilissima dal punto di vista pedagogico, perché con essa i giovani imparerebbero a conoscere la natura, che resta sempre la matrice culturale di base per apprendere l’essenza, i ritmi vitali e la storia del pianeta e di se stessi. Immettere di colpo un uomo nuovo in un sistema socioeconomico già formato e tecnologicamente complesso senza avere sperimentato come funziona il sistema biologico in cui vive, è come pretendere che faccia equazioni senza conoscere l’addizione e la sottrazione: è l’errore che si fa con i giovani d’oggi, buona parte dei quali non si raccapezzano e finiscono per alienarsi o drogarsi.

  Finalmente nel SdB il lavoro per produrre beni secondari diventa un’attività libera, perciò anche l’associazione di due o più persone a scopo di lavoro sarà un libero contratto, in cui non ha senso l’ingerenza di persona estranee. Tutta la legislazione sul lavoro vigente nei sistemi attuali non avrà perciò valore nel sistema di base, perché è nata dall’intervento dello Stato che ha tentato con esse di sopperire alla mancanza di una effettiva forza contrattuale dei lavoratori dipendenti.
  Questa situazione, finora temporaneamente valida, è stata poi esasperata dal socialcomunismo che ha demonizzato l’impresa privata, considerando a priori l’imprenditore come uno sfruttatore ( mentre molto spesso il vero imprenditore pensa più all’attività in sé che al denaro, e in effetti ‘imprenditore’ e ‘capitalista’ sono due figure ben diverse che raramente sono presenti nella stessa persona) e l’azienda come una semplice ‘fabbrica di profitto’ (mentre essa può essere semplicemente una produttrice di beni autosufficiente) ed eliminando quindi qualsiasi possibilità di cooperazione tra datori e prestatori d’opera.
  Imprenditorialità e capitalismo sono tecniche economiche, né buone né cattive. Se la loro attuazione storica ha portato, accanto a innegabili grandi vantaggi, anche altrettanto innegabili danni umani, ciò è dovuto semplicemente al fatto che erano tecniche nella fase iniziale e al fatto che comunque non vi era una giusta base per la loro applicazione. Ora, questa base di libero mercato nel Sistema di Base ci sarà e quindi, dato che le tecniche strutturali e gestionali delle aziende hanno raggiunto il massimo sviluppo, ci saranno le condizioni per attività produttive secondarie soddisfacenti per tutti i partecipanti.

  Mancano tuttavia alcuni aggiustamenti che qui è il caso di proporre da subito.

  Il primo riguarda proprio il capitalismo in quanto tale. Anzitutto la trasparenza: ogni operatore economico ed ogni consumatore ha diritto di sapere chi sono esattamente i suoi interlocutori e fornitori. Questi non possono essere genericamente dei ‘capitali’ ma devono essere delle persone precise: le società di capitali (anche le affiliate e le partecipate) devono perciò portare (dalla carta intestata all’etichetta sul prodotto) il nome degli effettivi proprietari di almeno la maggioranza delle quote. Questo è indispensabile per realizzare una corretta concorrenza ed evitare l’occultamento di poteri troppo forti.

  Per garantire poi il rispetto integrale degli operatori economici e dei loro beni, il diritto societario va completamente rivisto. Oggi infatti vengono attuate, specialmente con le società di capitali a responsabilità limitata, delle enormi speculazioni premeditate sia da parte dello Stato sia da parte dei privati. Da una parte lo Stato succhia il sangue alle società e falsa i rapporti tra aziende con l’astrusità della valutazione in termini nominali dei patrimoni che poi in realtà, come si vede al momento della chiusura dell’attività, non valgono quasi nulla. Dall’altra, non si dovrebbe permettere che un’azienda di capitali stia in perdita o in pareggio per più di tre anni: se il capitalismo è remunerazione del capitale già un’azienda in pareggio per più anni è un non senso; se poi è in perdita si tratta senz’altro di una truffa ai danni dei creditori e dello Stato, o di un errore madornale dell’imprenditore. Oggi le società quotate in borsa sono solo delle grandi ‘catene di Sant’Antonio’ in cui paga sempre e solo l’ultimo, cioè il piccolo risparmiatore. A tutela dei soci di minoranza, dei creditori e della comunità economica, quindi, pareggio e perdita per più di tre anni di seguito non dovrebbero essere tollerati per legge.

  A questo punto il lettore si potrebbe domandare perché gi estensori di questo scritto non si schierano anche per la proprietà collettiva anche dei mezzi di produzione secondari, come per le risorse naturali.
  Semplicemente perchè Marx ha fatto di ogni erba un fascio senza distinguere, come invece qui è stato fatto, tra beni primari e beni secondari: è evidente (vedi la 2° parte di questo scritto) che dei primi nessuno può rivendicare la proprietà, mentre per la produzione dei secondi i marxisti nel rivendicarne la proprietà collettiva hanno commesso due errori fondamentali, conseguenti uno all’altro: il primo, la convinzione che tutti gli uomini sono uguali e quindi anche la loro attività produttiva, qualunque cosa facciano (l’invenzione della fusione fredda o caldarroste), va pagata a giornata nella stessa misura; il secondo, l’affermazione che l’imprenditore ruba sistematicamente il ‘plusvalore’ agli operai.

 Questi due errori si possono confutare anzitutto sul piano esperienziale e storico.
  La prima osservazione è che se non guadagna più dei suoi dipendenti nessuno fa l’imprenditore e quindi i lavoratori, in imprese gestite collettivamente, avrebbero paghe addirittura ancora più basse ( e questo è ampiamente e indiscutibilmente dimostrato da tutti i tentativi di imprese autogestite).
  La seconda è che la congruità della paga di un lavoratore non può essere stabilita a priori ma alla fine è decisa dagli acquirenti del prodotto, a meno che non si voglia collettivizzare non solo le aziende ma la società intera, con prodotti e prezzi rigidamente imposti (e anche questa ipotesi si è dimostrata, alla prova dei fatti, assolutamente insostenibile).
  E’ storicamente dimostrato che l’impresa per funzionare deve essere privata e in quanto tale ha una vita con dei connotati tecnici che Marx non conosceva.

  Anche sul piano tecnico si può dimostrare l’inaccettabilità dei due assunti marxiani.

  Innanzitutto la credenza marxista che tutti coloro che non producono manualmente con sforzo fisico non sono ‘lavoratori’ (dal capitalista all’imprenditore, al creativo) è tipica di chi sa soltanto lavorare con le braccia (o non ha mai lavorato in vita sua) e ignora quanto hanno accertato le scienze antropometriche e psicologiche che dimostrano che è addirittura più stressante globalmente per la persona lo sforzo mentale piuttosto che quello fisico. Infatti chi lavora manualmente ‘a tempo’ dopo otto ore non è più assolutamente coinvolto nell’attività mentre l’imprenditore e il professionista che lavorano ‘a progetto’ sono sotto sforzo intellettuale e psichico per 24 ore al giorno ovunque si trovino con una intensità e quindi in una misura che il lavoro manuale non può (per limiti fisici) nemmeno avvicinare.
  Marx non poteva inoltre sapere che il profitto (senza il quale non esiste plusvalore) non è creato dagli impianti, dalle materie prime e dagli operai manuali, quanto piuttosto, oltre che dall’ imprenditore, da tutti i manager e professionisti che realizzano la parte meno visibile del prodotto: progetto originale, qualità, gratificazione psicologica, organizzazione produttiva, distribuzione. Tutti operatori che ovviamente preferiscono andare a caccia e pesca piuttosto che accontentarsi, con tutto il rispetto, della paga da operaio.

  Il secondo errore marxiano è conseguente al primo: se tutti gli uomini sono uguali, devono avere lo stesso compenso qualunque lavoro facciano. Quindi Marx di fronte a salari diversi e soprattutto alla enorme, ottocentesca differenza tra la remunerazione aziendale dell’imprenditore e le paghe dei dipendenti, ha coniato il termine ‘plusvalore’ per indicare, non il profitto d’impresa, ma la parte dei ricavi aziendali che l’imprenditore dovrebbe dare ai salariati se tutti, lui compreso, avessero la stessa congrua paga, e che invece tratterrebbe per sé, ricattando i lavoratori con la minaccia del licenziamento.
  Il punto che Marx non ha considerato è che il ‘plusvalore’ non è una costante dell’attività aziendale, ma un elemento che può anche non esserci e se c’è può variare anche fortemente in modo indipendente dall’azienda stessa: non è quindi accettabile che una variabile aleatoria possa essere assunta come elemento decisivo per impedire un comportamento naturale come la libertà di impresa.
  In particolare è il caso di chiarire che Marx, Engels e (un po’ meno) Lenin hanno sbagliato sul plusvalore non perché erano stupidi, anzi, ma semplicemente perché hanno elaborato questa teoria utilizzando dati incompleti. Soltanto dopo il 1930 infatti si è cominciato a capire qualcosa di azienda e mercato (i suddetti erano defunti da tempo), i principali studi in merito sono stati pubblicati dal 1960 e ancora oggi, nel 2012, alcuni meccanismi non sono ben chiari.       Innanzitutto nella seconda metà del 1800 non si sapeva nulla sul ciclo di vita di un’azienda che all’epoca coincideva con quello del titolare mentre oggi un’azienda dura mediamente 12 anni. Non si sapeva nulla di prodotto: del marketing mix non si immaginava neanche il nome; si produceva e basta. Non si sapeva nulla neppure di mercati: di saturazione, come quella attuale in Europa, non vi era neppure il sospetto.
  In estrema sintesi, facciamo notare che ciò che rimane dei ricavi aziendali dopo aver pagato le spese fisse materiali e che serve, compreso il plusvalore, a compensare imprenditore e salariati, non lo stabilisce, prodotto per prodotto, l’azienda ma il mercato: se il mercato è in espansione (come nel 1800 in Europa) e i prodotti concorrenti pochi, i consumatori accetteranno di pagare un prezzo alto, con ricavi aziendali positivi; se il mercato si satura, cambiano le esigenze dei consumatori e cresce la concorrenza (come oggi in Europa), il prezzo del prodotto diminuisce sempre di più fino a comportare ricavi aziendali negativi. Questo accade nell’ arco di decenni per l’insieme dell’economia, ma per la singola azienda avviene nell’arco dei pochi anni della sua vita e addirittura nell’arco di due-tre anni per i singoli prodotti (in Italia il 40% delle nuove Aziende chiude entro cinque anni).
  Se non ci sono ricavi sufficienti, il plusvalore non esiste e spesso l’azienda non è nelle condizioni neppure di dare un compenso minimo né ai dipendenti e neppure all’imprenditore. Attualmente il plusvalore non c’è nel 60% delle imprese di cui metà in pareggio (compenso modesto per l’imprenditore e paga minima sindacale per i dipendenti) e metà in perdita (fallimento per l’imprenditore e licenziamento per i dipendenti).

  Lo sfruttamento sistematico dei lavoratori salariati (che, tra l’altro, oggi in Europa può esistere soltanto nelle piccole imprese non sindacalizzate) non trae quindi origine dalla sottrazione del plusvalore, che spesso non c’è, ma semplicemente dalla ricattabilità degli stessi che se non accettassero le condizioni dell’imprenditore (peraltro attualmente, in Europa, sontuose rispetto a quelle dei loro colleghi asiatici) non avrebbero alcun mezzo di sussistenza.
  Ed è proprio questo problema che viene risolto dal SdB.

 Più in generale la vecchia distinzione tra redditi da lavoro e redditi da capitale non ha più senso: tutti coloro che svolgono un’attività a fini produttivi per un’azienda sono ‘lavoratori’ a tutti gli effetti, che siano o non siano ‘salariati’: per cui essendo qualitativamente uguali non devono cercare di sopraffarsi ma di collaborare, pur se con compensi anche nettamente diversi.
  Si tratta infatti per entrambi di ‘redditi da investimento’, con la distinzione che l’imprenditore investe ricchezza (o credibilità) da lui precedentemente creata e il suo non indifferente impegno creativo e gestionale, mentre il dipendente investe la sua preparazione tecnica e il suo impegno manuale e intellettuale.
  L’eventuale plusvalore, e comunque ‘il profitto’ in generale, non dovrebbe perciò andare solo al capitale o solo al lavoro, ma ad entrambi, in quanto egualmente ‘produttori-investitori’. Sta alla proprietà e ai dipendenti spartirselo con una libera trattativa privata ma sempre sulla base di una responsabilità nella gestione aziendale: il dipendente non può intascare la sua parte di profitto in busta paga se non è coinvolto in qualche modo nella proprietà aziendale ( e magari poi demonizzare il ‘padrone’ quando le cose vanno male).
  Se si parte dal principio naturale che una cosa è di proprietà di chi la fa esistere, nel mondo economico tale proprietà potrebbe essere ripartita con sufficiente esattezza tra capitale, imprenditore e dipendenti dell’impresa in parti proporzionali al loro concorso nella creazione del prodotto. Su questa base si possono creare i più svariati tipi di proprietà aziendale mista (ad esempio, il ‘partenariato’ basato su tre vantaggi per i dipendenti: partecipazione agli utili, possibilità di investire gli stessi in azioni; partecipazione alla gestione). Con la partecipazione azionaria, ad esempio, la delocalizzazione di alcuni reparti produttivi non farebbe più paura ai dipendenti che, a parità di paga, lavorerebbero di meno, avendo più tempo per la propria persona.

  Questa assunzione di responsabilità da parte dei prestatori d’opera è una necessità non soltanto perché richiesta dal nuovo livello di coscienza e di capacità, ma soprattutto perché in futuro il peso dei lavoratori nelle imprese sarà sempre minore a causa della loro progressiva sostituzione con robot (la grande delocalizzazione è un fenomeno temporaneo). Poichè oggi, nel secondo decennio del 2000, i dipendenti stanno perdendo il massimo peso contrattuale nelle aziende, che avevano raggiunto negli anni Settanta del 1900, solo se si affretteranno adesso ad entrare nella proprietà delle imprese che domani non avranno più bisogno di loro o dei loro figli, l’automazione sarà una liberazione per tutti che permetterà alla maggiore parte degli uomini di dedicare meno tempo al lavoro (che sarà inoltre di tipo non ripetitivo ma creativo).
  Mentre nel mondo anglosassone questa opportunità è stata colta e l’azionariato popolare è largamente diffuso, in Italia i sindacati socialcomunisti hanno finora bloccato qualsiasi apertura in tal senso ed è anche per questo che in Italia ci sono le paghe più basse e la maggior precarietà nel lavoro.

  Per capire il ribaltamento di posizioni che si è verificato nei rapporti impresa-lavoratori nella seconda metà del Novecento, basti pensare che sono addirittura le imprese oggi ad aver bisogno di tutela nei confronti dei lavoratori. Ad esempio, troppo spesso oggi si assise alla vanificazione degli investimenti di molte piccole imprese nell’ addestramento e aggiornamento dei propri dipendenti quando questi subito dopo se ne vanno a lavorare, perché più pagati in altre imprese, che tali investimenti non hanno furbescamente voluto fare.
  Perché non si inserisce nel famoso statuto dei lavoratori che il dipendente non può cambiare azienda nei tre anni successivi ad un corso di addestramento? E’ perché il lavoratore può piantare in asso impunemente quando vuole senza alcun motivo il suo datore di lavoro, mentre non è possibile in contrario anche in presenza di colpe gravi?
  Si impone quindi di rifare tutti i contratti e la legislazione sul lavoro, senza alcun condizionamento, sapendo che anche la chiusura di un’azienda secondaria non pregiudicherà, nel Sistema di Base, la sussistenza di alcun lavoratore.


  In tutto questo lo Stato non dovrà assolutamente più mettere il naso, tranne che per garantire, con la magistratura autonoma, la piena osservanza delle regole di base e degli accordi stipulati liberamente. Aiuti dello Stato alle imprese sono oramai impensabili, anche perché ottengono risultati opposti a quelli per cui sono dati: con questi soldi le aziende automatizzano e delocalizzano investimenti e impianti.

  Si ricordi, a chiusura, che una prerogativa molto importante del Sistema di Base è che saranno tutti i cittadini a controllare l’economia in generale e le singole imprese come fornitori delle porzioni di territorio per l’insediamento e come proprietari di tutti i tipi di materie prime.

I Risultati: Popolamento

  Assegnando una porzione di territorio e di risorse naturali a ogni persona e ai suoi discendenti, sia ha una soluzione logica ed immediata del problema del sovrappopolamento del pianeta.
  Ogni persona infatti avrebbe l’obbligo di non avere più discendenti di quanti ne possa nutrire la sua parte di terreno. Mettere al mondo figli non è un diritto assoluto, qualora per essi non esistano possibilità di una dignitosa sopravvivenza, che è un diritto del nascituro. Nel caso non si applicasse questa norma, si creerebbe una situazione di mancanza di alimenti, con la conseguente preminenza della legge di sopravvivenza che è la legge del più forte. Per evitare ciò è d’obbligo imporre questa drastica regola di autosufficienza e dissuadere materialmente e psicologicamente chiunque a procreare discendenti in soprannumero. Occorre premettere che è esclusiva e completa responsabilità di chi commette un simile errore rimediarvi, non essendo la procreazione un atto imposto ma volontario e avendo oggi a disposizione tutte le conoscenze e tutti i mezzi tecnici perché sia tale.
  Quindi una soluzione ‘naturale’ potrebbe essere non certamente la sterilizzazione forzata o sopprimere i neonati (come purtroppo avviene in alcuni paesi), né la selezione biologica, ma obbligare chi ha mancato a cercarsi la sussistenza nelle zone del pianeta che non sono in assegnazione perché poco produttive, inospitali o lontane. In pratica dovrebbe ottenere da solo quello che pretendeva di togliere agli altri.
  Altre soluzioni non sono ammissibili. Nutrire assistenzialmente persone senza una base vitale propria non è altro che allevare individui insicuri predisposti psicologicamente o al parassitismo o alla violenza o alla schiavitù.

  Per inciso, si noterà che con questi criteri nel Sdb verranno automaticamente e semplicemente regolate anche le migrazioni internazionali e addirittura nazionali. Ogni regione del mondo, infatti non potrà dare residenza definitiva a nessun migrante (anche di regioni confinanti) se non ha la capacità produttiva relativa, mentre potrà ospitare migranti temporanei ma soltanto con rigidi accordi con i paesi di origine perché sia garantito in essi il ‘posto’ dei migranti che ospita e per compensare la connessa produzione agricola.

  Qualcosa di drastico occorre comunque fare subito non soltanto per frenare l’impetuosa crescita dei popoli con meno territorio, ma anche per regolare le spesso anomale situazioni in quelli più progrediti. Anche in questi la situazione è molto preoccupante: il Regno Unito ha già raggiunto i 58 milioni di abitanti pur potendo nutrirne solamente 45: il 27% in più, cioè 1 inglese su quattro non ha base vitale. È una specie di nemesi storica: gli inglesi stanno pagando per tre secoli di imperialismo su tutto il globo, come è accaduto anche ad altri popoli che hanno creduto di prosperare con i beni naturali di altri popoli meno agguerriti. Anche la Germania è in sovrappopolamento del 15%, la Cina è oltre il 15% e a questo punto non le resterà (dato che ci vorranno almeno 30 anni per rendere fertili i suoi estesi deserti) che sottrarre in qualche modo le grandi pianure asiatiche alla Russia, visto che ogni russo può disporre di ben 80.000 mq di terreno. Con i criteri della politica attuale a queste situazioni ci sono soltanto due soluzioni: alimentazione artificiale o la guerra, prima economica e poi militare. Ma con la forza non si ottiene nulla. Mancando uno strumento preciso di controllo dell’aumento demografico, dopo pochi decenni il problema si riproporrebbe identico per ritornare alla legge della giungla in tutto il pianeta.

  In effetti il pianeta Terra, se venisse sistemato idrogeologicamente con criteri ecosistemici anche nei suoi angoli più sconosciuti e si limitasse drasticamente l’occupazione improduttiva del suolo a 400 mq a testa, potrebbe dare sostentamento naturale a circa 10 miliardi di abitanti. Con l’attuale tasso di aumento demografico si giungerà a tale limite entro poche decine di anni. E’evidente che gli abitati attuali della Terra hanno tutto l’interesse a fare la ripartizione il più presto possibile, in modo che ad ognuno e alla sua discendenza sia assegnata una quota più grande di territorio e soprattutto di materie prime, che sono in via di esaurimento e quindi tali da non permettere produzione di beni secondari sufficiente per grandi numeri. Per un’esistenza un po’ comoda ( e soprattutto perché ad ogni abitante non spetti una parte troppo piccola di risorse minerarie, tra l’altro in via di esaurimento) sul pianeta non si dovrebbero superare i 7 miliardi di abitanti.

I risultati: Famiglia

  Tutte le possibili tipologie di unioni fra esseri umani non possono interessare alla comunità umana: interessano soltanto le famiglie con figli e solo se ci sono figli.
  I figli non sono più, comunque, un bene comune in assoluto, dato che non sono più necessari al gruppo come potevano esserlo quando il numero era potenza (prime quattro fasi dell’umanità). Poiché essi sono procreati da persone ben precise, che possono anche non farlo, i figli dipendono sostanzialmente dai genitori. E se questi figli avanzano dei diritti, come è giusto, essi devono farlo soltanto verso coloro che li hanno messi al mondo senza chiedere il loro parere.
  I nuovi uomini hanno dei diritti, ovviamente, e sono indiscutibilmente necessari al futuro dell’umanità, ma è sbagliato il sistema di aiuti attuale, dettato da reminiscenze patriottiche e un confuso solidarismo. Niente assistenzialismo, quindi, ma semplicemente l’assegnazione di una porzione dei beni naturali del pianeta sufficiente alla vita di genitori e figli, due per l’esattezza in base alle attuali disponibilità planetarie.
  Nel Sistema di base a questa famiglia-tipo sarebbero assegnate quattro parti di territorio agricolo, due per i genitori e due per i figli (alle latitudini centroeuropee 10.000 mq) con una capacità produttiva complessiva del valore di 14.000 euro annui.

  I figli hanno anche il diritto di essere educati a convivere con gli altri. Perciò è logico imputare ai genitori il male che il figlio commette (con tutte le conseguenze materiali e penali) nella stessa misura di responsabilità che il figlio non ha, a seconda dell’età. E’ ingiusto far pagare alla società il male che un minore commette in conseguenza di una educazione sbagliata (ad esempio: per un dodicenne sorpreso a rubare, la pena del carcere di tre anni dovrebbe essere divisa in questo modo: sei mesi di casa di correzione per il ragazzino, due anni e sei mesi di carcere per i genitori; attualmente invece il dodicenne non è punibile, i genitori, se nullatenenti, non pagano niente né in denaro né in punizioni e il derubato deve restare ripulito e contento).

  D’altra parte, l’umanità vivente ha anche interesse alla continuazione della specie, almeno nel numero attuale, con nuove persone che siano preparate a convivere e a gestire le risorse del pianeta in modo migliore. Tale interesse si potrebbe concretizzare nella seguente partecipazione alle spese, sempre per il numero di figli programmato: assegno di maternità alla madre con diritto di rientro al lavoro per i primi due anni; diritto al part time sul lavoro dal terzo al settimo anno. Tutto il resto sarà a carico dei genitori compresa l’istruzione professionale che non è altro che un investimento per futuri redditi da lavoro.

  In genitori del terzo millennio dovranno abituarsi ad occuparsi di più dei propri figli piuttosto che impegnarsi soltanto a guadagnare per consumare di più. Ciò darà loro la possibilità anche di rimanere costantemente aggiornati sulle novità culturali, scientifiche e professionali. Chi ha seguito nella scuola i propri figli sa che è un modo per ripassare e aggiornare tutti gli insegnamenti ricevuti nella sua gioventù e quindi un formidabile strumento di aggiornamento culturale.

  Sia le scuole primarie gratuite di cultura generale sia quelle professionali saranno tutte private, possibilmente gestite dalle famiglie. Il Sistema si limiterà a redigere i programmi di base e a controllare il loro apprendimento, in modo da preparare i nuovi cittadini a capire e a vivere adeguatamente nel sistema di base. Questo insegnamento non dovrà coprire più del cinquanta per centro dell’orario scolastico. Il resto sarà dedicato a insegnamenti privati con materie, insegnanti, impostazioni ideologiche scelte direttamente dalla famiglie o dai gruppi sociali a cui esse aderiranno con il solo vincolo di non essere in contrasto con il Sistema di base.

  Se la responsabilità verso i figli, che saranno in numero limitato, sarà esclusivamente dei genitori, messi però nelle condizioni materiali di poterlo svolgere e con i servizi di base garantiti dal nuovo sistema, ciò avrà come automatica conseguenza un effettivo e costante miglioramento della specie umana, che finora è stato istintivo, ma d’ora in poi sarà scientemente voluto.
  Miglioramento anzitutto a livello biogenetico: la prospettiva di avere poche risorse per tutta le discendenza indurrà a curare di più il proprio patrimonio genetico con una procreazione migliore, in modo che i pochi figli concessi siano i migliori possibili.
  Miglioramento a livello educativo: avendo la responsabilità delle azioni dei figli, i genitori dovranno trasmettere loro il più precocemente possibile le conoscenze umane e i principi morali sufficienti a non provocare danni a sé e agli altri.

  Tutti devono capire che oggi è inutile avere figli se non saranno migliori dei genitori.

I risultati: Tutela dell’ambiente

  Con il Sistema di base basteranno (senza contare il ruolo fondamentale del relativo organismo) pochi uomini a mantenere integro il pianeta Terra. Poiché la parte di territorio assegnata a ciascuno dovrà essere riconsegnata tale e quale alla sua morte, chiunque vi apportasse delle variazioni negative dall’esterno potrà essere denunciato dal legittimo proprietario e obbligato a riportarlo alle condizioni originarie. Sono evidenti le positive ripercussioni su larga scala che avrebbe la denuncia anche di un solo proprietario, sapendo che gli inquinamenti sono soprattutto gassosi e investono grandi estensioni territoriali.
  Questo meccanismo giuridico (possibile soltanto nel Sistema di base) comporterà un sicuro, graduale risanamento dell’ambiente terrestre, anche se gli amanti della natura integra fossero molto pochi. E’ anche per questo che nel Sistema di base sarà quasi impossibile l’esproprio, strumento che oggi viene spesso utilizzato da privati ed enti pubblici per non avere alcun contrasto alle loro dubbie attività produttive.
  Ma quello che è più importante (e oggi trascurato dagli stessi ecologisti puri) è che il Bs garantirà la ricostruzione degli ecosistemi, oggi distrutti dall’inquinamento ‘di presenza’ sia di abitanti sia di aziende disperse su tutto il territorio (vedi grafico alla pag.38 della 2° parte de Il Sistema di Base’).
  Il sistema infatti non garantirà assolutamente servizi di urbanizzazione per nessuno: gli abitanti di piccoli centri e di case isolate dovranno perciò pagare molto di più per essere collegati alle reti di fornitura, ma soprattutto l’amministrazione locale non realizzerà nessuna strada non prevista se non per centri abitati con un numero di abitanti sufficiente a installare un centro distribuzione servizi ( attualmente 2500 abitanti).

   Non sarà un gran danno se gli agricoltori dovranno ogni giorno farsi qualche centinaio di metri per andare a lavorare nei campi, così come l’operaio fa qualche km per andare in fabbrica.
  In questo modo attorno ad un centro abitato minimale di 2500 abitanti si creerà un’area di circa 12 kmq completamente verde e tranquilla (le strade saranno per lunghi tratti sopraelevate o interrate) che è la misura minima per creare un ecosistema completo in tutta la scala biologica e che potrà essere dedicato alla produzione agricola naturale.    
  Se anche le grandi vie di comunicazione stradali e ferroviarie saranno fatte allo stesso modo si potranno creare ecosistemi ancora più vasti.
  Anche tutti i singoli abitanti di tale centro abitato potranno avere a portata di piede i propri apprezzamenti agricoli, se intendessero coltivarli in proprio, creando delle comunità fortemente collegate alla terra e alla sua cultura primigenia.
  E tutto questo si otterrà con un metodo (la suddivisone) esattamente contrario a quello illuminista del bene comune e della legge della maggioranza.

  Se questo principio dell’integrità territoriale personale fosse stato applicato in passato, probabilmente non saremmo arrivati all’attuale livello di progresso tecnico e forse neppure civile. Lo scopriamo invece ora, nel momento in cui ce n’è veramente bisogno: è la prova che il Sistema di base è storicamente esatto, dimostrandosi il naturale sviluppo della civiltà umana. Il progresso, dopo avere per secoli sfruttato il mondo naturale, ora comincia ad ucciderlo, ed è indispensabile che si arresti ora, anche perchè ne resterebbe a sua volta ucciso.
  E’ il tempo della salvaguardia, del reintegro e dello sviluppo migliorativo di questo mondo che deve restare così com’è perché è, nell’ambito dell’universo, un vero e proprio essere vivente con una sua precisa personalità.
  Per questo motivo, eventuali entità biologiche create dall’uomo (ogm) non possono essere inserite nel sistema spontaneo della Terra se non a precise condizioni, le principali delle quali sono: nessuna contaminazione con le specie esistenti; chiara identificazione sul mercato; possibilità di distruzione totale nel caso si rivelino nocive; piena responsabilità dei produttori per nocività che emergessero nel futuro. La cosa migliore per dare sfogo alla creatività umana sarebbe portare ancora un po’ di pazienza e colonizzare qualche pianeta del sistema solare con sistemi biologici creati dal nulla.

I risultati: Portatori di handicap

  Nel Sistema di Base i disabili, temporanei o cronici, non dovranno lottare per avere diritto ad assistenza e cure gratuite: avranno molto di più.
  Il socialismo tenta di affermare che i sani hanno il dovere di aiutare gli ammalati: ma questa solidarietà non ha alcuna giustificazione (come si è visto nella 2° parte di questo scritto). Essa invece è un’ipocrisia e un furto, perché mentre si dà solidarietà non si dà alla persona menomata quanto gli spetterebbe di diritto.
  Nel sistema di base una persona veramente disabile che non avrà figli, alla sua scomparsa ridarà la sua parte di territorio e di beni naturali a tutti gli altri: è logico che essi ne paghino il prezzo. Il prezzo di questa cessione, che non è perciò una elemosina ma un normale scambio di beni, seppur inizialmente piccolo (5000 euro annui) è incalcolabile perché tali beni durerebbero per millenni, e quindi permetterebbe al disabile cronico di pagarsi cure, assistenza e tutto quanto vorrà.
  Questi dunque sono i veri diritti di chi è costretto fin dalla nascita a una vita di sofferenze, diritti che soltanto il Sistema di base gli potrà riconoscere teoricamente e concretamente senza falsi pietismi.
  Per quanto riguarda i malati temporanei (al di là delle emergenze curate gratuitamente) la sicurezza sanitaria e pensionistica si potrà ottenere semplicemente, anche per le più gravi malattie, con le libere assicurazioni di tipo mutualistico. Se una persona si ammala prima di poter guadagnare un reddito sarà assistita e curata da un’ impresa assicuratrice e pagherà dopo la guarigione (e i sanitari faranno il possibile per guarirlo al meglio in modo che possa pagare). Se non guarisce, entra nella categoria dei disabili cronici, con il trattamento sopra indicato. Se si ammala dopo aver cominciato a lavorare, sarà assistito dalla sua assicurazione, se avrà avuto l’elementare buon senso di farsene una.

  Tutto quello che l’amore e la solidarietà spontanei faranno in più per essi sarà ad unico merito di chi l’attuerà. Ma ricordiamo che la misura minima dell’amore è la giustizia.
  Il male esisterà sempre, per quello che ne sappiamo ora, ma non potrà essere imputato al Sistema di base né a livello politico (poiché questo sistema si occupa soltanto della sopravvivenza) né a livello sociale (in quanto ognuno è libero di scegliersi il tipo di gruppo in cui vivere).
  Con il sistema di base non si eliminano gli sbagli, ma almeno essi saranno imputati ai veri responsabili senza nulla togliere a chi si comporta correttamente. Sono i sistemi attuali che, non riconoscendo i veri diritti fondamentali, fanno pagare sempre agli onesti gli errori degli sprovveduti o dei disonesti.

I risultati: Emersione dal Sottosviluppo

  Il sottosviluppo (reddito pro capite minore di 3.000 euro annui) in molti stati del mondo è determinato principalmente dalla mancanza di una base alimentare solida ( un settimo dell’umanità soffre costantemente la fame e la sete) e di materie prime alimentari o, se ve ne sono, dal loro basso costo internazionale imposto dai paesi ad elevato progresso tecnologico.

  Con il SdB tali cause di sottosviluppo sarebbero eliminate alla radice in poco tempo. Nel distribuire infatti le porzioni di territorio agricolo ad ogni abitante dei paesi poveri, qualora esse fossero mancanti di qualche elemento come la salubrità, l’acqua, sicurezza idrogeologica eccetera, il sistema vi provvederebbe in pochi anni a spese dei paesi più fortunati.

  In secondo luogo, nel Sistema di base non esisterebbe più la proprietà della materie prime da parte dello Stato in cui esse si trovano, ma esse spetterebbero in parti uguali a tutti gli abitanti del pianeta, compresi quelli di tale stato.
  In questo modo, ogni ‘regione’ si vedrebbe assegnare ogni anno una quantità di materie prime estratte proporzionale ai suoi abitanti: se non volesse o potesse utilizzarle direttamente potrà ricavarne una notevole quantità di denaro vendendole all’asta sul mercato mondiale. Gli stati sottosviluppati più poveri avrebbero così un minimo di risorse di partenza per poter creare anche una economia secondaria autonoma, senza alcun condizionamento esterno, come invece avviene oggi. In questo modo i redditi di 3000 euro annui passerebbero immediatamente a 5000 superando la soglia di povertà.

LE PREVISIONI

  Quando e per opera di chi avverrà il passaggio dai sistemi attuali al sistema di base?
  La risposta, come sempre, sarà scritta dal caso, ma in tempi piuttosto brevi. Anzi vi sono già alcun importanti indizi che ci dicono che la settima fase, già cominciata a livello di conoscenza, è oramai iniziata anche a livello politico.

GLI OBIETTIVI STRATEGICI
  Non si può ovviamente pretendere che il Sistema di base venga creato d’improvviso, anche perchè ciò sarebbe in palese contraddizione con i principi evolutivi e libertari del Sistema stesso, che lascia decidere ad ognuno il tipo di rapporti da tenere con gli altri.
  I primi tre passi concreti, e quindi ‘politici’, del sistema di base dovrebbero essere: il riconoscimento ufficiale e l’attuazione del principio di autonomia locale; l’impostazione ufficiale del problema della gestione collettiva delle risorse naturali del pianeta; la cultura e l’educazione all’autonomia.

  Il primo passo per il principio di autonomia è già stato realizzato concretamente con il riconoscimento ufficiale, anche a livello continentale, dello stato Scozia nell’anno 2000 d.C. nel regno Unito con una vasta consapevolezza e approvazione popolare; seguita nel 2006 nella Spagna della regione Catalogna con una autonomia ancor più piena, in quanto comprendente un fisco autonomo.

  Per quanto riguarda invece il secondo principio, la gestione collettiva dei beni naturali, se ne parla negli ambienti più qualificati da anni, ma nessuno ha il coraggio di portare l’argomento davanti alla platea internazionale poiché gli interessi di alcuni stati produttori di petrolio sono enormi e la loro suscettibilità molto elevata. A differenza dell’autonomia, che richiede un processo di acculturamento delle popolazioni molto lungo, questo problema, coinvolgendo solamente le dirigenze degli stati e proprietari diretti dei beni, tecnicamente si può risolvere molto velocemente e quindi la sua trattazione può iniziare anche più tardi. E’necessario che tutti gli operatori dell’informazione siano istruiti e sensibilizzati perché comincino a trattare sempre più spesso questo argomento (basterebbe che dedicassero a questo tema un centesimo delle righe o del tempo che quotidianamente sprecano per la politica nazionale).

  In attesa che la storia segua il suo corso imprevedibile in queste due direzioni, è molto importante nel frattempo che negli stati attuali si intervenga per preparare i cittadini a una vita autogestita, allargando e approfondendo al massimo le capacità di tutti. Occorrerà quindi massimizzare le spese statali per una scuola meno dialettica e superficiale e più scientifica e addestrativi anche a livello di scienze umane. Per ottenere questo occorre aumentare la offerta e la differenziazione scolastica permettendo un forte sviluppo delle scuole private, come è avvenuto nei momenti più bui dei secoli passati (Medioevo, Rinascimento, primo Novecento). Occorre istituire dei corsi di aggiornamento continuativi per tutte le fasce di popolazione, specialmente per chi non ha in casa dei figli (che sono di per sè un forte e spontaneo strumento di aggiornamento per i genitori).

I PROTAGONISTI DEL CAMBIAMENTO
  In linea generale si può affermare che la trasformazione fondamentale sopradescritta non sarà fatta sicuramente dalla maggioranza , cioè con un sistema democratico, ma da minoranze con metodi diversi, con in primo piano l’esempio-testimonianza di rottura.
  Infatti i grandi partiti democratici degli stati odierni , anche quelli più liberaleggianti, puntano alla stabilizzazione della situazione perchè sanno che la maggioranza dei cittadini,che li elegge e li alimenta, non cerca avventure ma si accontenta di una vita discreta e tranquilla al livello più basso (come abbiamo visto parlando dell’entropia) senza stimoli autonomi a cambiamenti sostanziali. D’altra parte le ‘masse’ così demagogicamente intese si possono facilmente controllare con i mezzi di comunicazione moderni, oltre che con tutti i già illustrati vincoli socio-economici in mano allo Stato.
  Non sono le ‘masse’ (la storia lo insegna) chiamate a cambiare e a governare in quanto tali, e neppure i loro rappresentanti, ma i capaci. Non è il numero, ma la qualità. Resta da dimostrare una volta per tutte: l’ultima sfida di questo primo ciclo storico dell’umanità è tra quantità e qualità, tra massa e persona, tra consumo e creatività.
  E come la rivoluzione francese è stata promossa dai borghesi e quella sovietica dai nullatenenti, il cambiamento di base sarà promosso dalla fascia intermedia, quella dalle persone più dotate di capacità e personalità, che comprende non più del 15-20% della popolazione. Queste persone, dotate naturalmente di creatività, capacità e volontà in quanto generalmente tecnici qualificati, lavoratori autonomi e insegnanti, privi di ambizioni di potere e di spirito di sopraffazione perché vivono del proprio lavoro e amano produrre, hanno anche un notevole peso nel gruppo, quali ‘opinion leaders’.
  Mentre un tempo erano sfruttati soltanto dall’alto, oggi essi lo sono anche dal basso e si trovano tra i due piani di un torchio che ristringe sempre più: sopra stanno i ‘padroni’ (privati e pubblici) che ne sfruttano al massimo la produttività; sotto ci sono le ’masse’ composte da lavatori d’ordine, che per avere ‘panem et circenses’ dal sistema senza faticare tanto obbligano i vari governi a dissanguare (con mille balzelli) proprio i quadri intermedi e i lavoratori autonomi.

  Per evitare che l’impreparazione impedisca anche a sistemi ben congegnati (come, tutto sommato, la democrazia parlamentare) di funzionare bene, è necessario che queste persone abbiano una istruzione tecnica e una formazione umana specifiche per la creazione e la gestione del Sistema di base. In attesa che nasca la prima scuola per i ‘Guardiani della Terra’ il prossimo lavoro del gruppo SdB, estensore di questo scritto, sarà la pubblicazione di un’ipotesi di programma di studio dettagliato per tale scuola.

LE MODALITA’ DEL CAMBIAMENTO
  La minoranza dei cittadini sopra delineata dovrà trovare il modo (esempio-testimonianza come sopra indicato) per superare il potere dei partiti e delle corporazione dei lavoratori statali (che insieme costituiscono l’ostacolo più grosso al cambiamento) senza che si debba ricorrere ad un sempre deprecabile conflitto armato, che d’altra parte potrebbe un’occasione proveniente dall’esterno dello Stato.

  Purtroppo la storia insegna come non si sia mai verificato un cambiamento di fase pacificamente, ma con conflitti coinvolgenti sempre maggior i numeri di persone. In questa prospettiva, il Sistema di base, riguardando tutti i beni del pianeta, coinvolgerà probabilmente tutti gli uomini. Esiste perciò il rischio reale e prossimo di un terzo conflitto mondiale, che coinvolgerebbe veramente tutti, anche perchè tra pochissimi anni molti stati e anche piccoli gruppi privati avranno per la prima volta la disponibilità di armamenti nucleari. Se si verificasse non resterebbe proprio più nulla da spartire (previsione di Einstein).

  Una guerra mondiale potrebbe essere evitata soltanto se i gruppi intermedi sopra indicati riuscissero, data la loro continuità ad essi, a mettere in crisi qualche capo politico. Se in effetti un tempo il suddito si sentiva molto legato al capo ed era disposto a lottare per lui, oggi (venuta meno l’identificazione del cittadino nel suo rappresentante e pensando soltanto ai fatti suoi) non ha senso scagliarsi contro la popolazione, perché essa dà al sistema un appoggio soltanto apparente e quindi non ha senso scagliarsi contro singoli gruppi di cittadini, ma è molto più proficuo attaccare i loro capi.
  Gli stati attuali sono come dei grandi palazzi, di cui è rimasta in piedi soltanto la facciata mentre tutto il resto è crollato. Per mandare in briciole anche quella forse basterà che qualcuno gridi ‘ il re è nudo’ denunciando che questi sistemi sono immorali in teoria e in pratica e proclamando che è un dovere di coscienza non continuare a mantenerli (Russia 1989, Italia 1994 e 2012).
  Si tratterebbe perciò di subentrare a questi rimasugli di stati, ma non per prendere il potere centrale quanto per affermare centri di potere periferico (federalismo, secessione).

  Se nessuno farà nulla, né governanti né opposizione, l’alternativa è una società di tipo orwelliano: una ‘massa’ popolare completamente amorfa e deresponsabilizzata, schiacciata dal terrore di un conflitto nucleare planetario, conformizzata da una monolitica burocrazia comandata da un insieme autoregolantesi di potentissime lobbies politiche e capitalistiche (finanza, commercio,industrie multinazionali e informazione). Il tutto permesso da elites sociali in fase morale negativa e perciò incapaci di opporsi alla legge del numero.
  A meno che, come dicevamo, non arrivi dall’esterno una spallata da parte dei paesi del terzo mondo (e l’Italia è la nazione più vicina a loro).
  Se le minoranze o territoriali o partitiche avranno forza sufficiente si potrà comunque impostare anche una strategia di passaggio ‘morbido’ al sistema di base nell’arco di una ventina d’anni, agendo a livello governativo, ad esempio, in questi settori:
- politica estera: cominciare a mettere in agenda il tema in tutti gli incontri internazionali
- politica finanziaria: dividere il bilancio dello stato e degli enti territoriali in due parti ben distinte: servizi pubblici di base e relativi al territorio finanziati con le imposte personali via via sempre più basse fino a una tassa di ‘convivenza’ uguale per tutti; servizi pubblici accessori, sociali e di sostegno alla produzione di beni secondari sostenuti da imposte sui consumi (Iva) fortemente differenziate per i beni primari e quelli secondari, in particolare quelli più superflui, e strettamente ancorate alle aree di produzione;
- politica del territorio: immediata revisione dei confini delle regioni in modo che ognuna di esse costituisca un ‘bacino ecologico’ autosufficiente e approntamento per ognuna di esse di un piano di sistemazione idrogeologica, viaria e urbanistica definitivo con determinazione del limite di popolamento;
- politica delle autonomie: progressiva incentivazione dell’autonomia territoriale nel maggior numero di materie sia primarie sia secondarie, con un federalismo fiscale basato sulla responsabilità;
- scuola: istituzione in tutte le scuole di ogni ordine e grado e in una emittente televisiva pubblica dell’ora settimanale ‘regole di convivenza’ (la vecchia ‘educazione civica’) in cui si illustrino i ‘fondamentali’ del vivere insieme a vari livelli, dal proprio quartiere all’insieme del pianeta, puntando soprattutto (dato il ‘bailamme’ dell’ informazione odierna che ha frastornato e disilluso gran parte della popolazione) a far capire che, con le opportune regole, vivere bene insieme è, dopotutto, semplice;
- politiche di sostentamento:cominciare ad assegnare sperimentalmente, ‘unità territoriali di sopravvivenza individuale’ a disoccupati e poveri;
- potere giudiziario: rendere sempre più autonoma la magistratura, formando e responsabilizzando fortemente i suoi membri nonché cominciando a creare un suo organismo di gestione eletto direttamente dal popolo; rivedere i codici con l’obiettivo di diminuire fortemente le pene carcerarie ma di generalizzare il risarcimento alle vittime con il lavoro obbligatorio, ove necessario, puntando drasticamente alla certezza della pena ;
- creazione dei ‘cantieri di stato’ per la progressiva sistemazione idro-geo-biologica di tutto il territorio, in cui impegnare i debitori di stato e giustizia;
- forze armate: renderle più consapevoli ed estremamente efficienti;
- sanità: responsabilizzare la popolazione cominciando a suddividere le prestazioni sanitarie in primarie e accessorie, ancorando la contribuzione obbligatoria non al reddito ma al livello di autoprevenzione.

I TEMPI DEL CAMBIAMENTO
  I segni che il cambiamento è già iniziato ci sono già e coincidono con il calendario dei sistemi politici qui sotto esposto, costruito in base a calcoli storici e semantici (i numeri nelle fasi più corte sono approssimati di una decina di anni).
Prima fase (70.000) – 23.000 a.C.
Seconda fase: 23.000 – 6.500 a.C.
Terza fase: 6.500 – 750 a.C.
Quarta fase: 750 a.C. – 1.150 d.C.
Quinta fase: 1150 – 1.790 d.C.
Sesta fase: 1.790 (rivoluzione francese) – 2000 d.C.
Settima fase: 2000 (prime autonomie) – 2070 d.C.
  La trasformazione verso il Sistema di base è già cominciata sul piano politico, ma solamente nel 2070 dovrebbe avere la sua completa attuazione, sia dal punto di vista oggettivo (sistemazione totale di tutto il pianeta Terra) sia da quello soggettivo (completa maturità analitica della scienza e di ogni singolo individuo).
  Perciò fino al 2070 ci saranno da qualche parte ancora governi con più potere di quanto teoricamente sarebbe ammissibile (anche se di molto ridotto rispetto a quelli odierni) appunto perchè ci saranno gruppi di uomini ancora immaturi da controllare e far evolvere.
  Nel 2070 non si raggiungerà la soluzione di tutti i problemi degli uomini, ma forse solo di quelli relativi alle disponibilità materiali.
  Ciò che è oltre la materia, dentro o al di sopra di essa, è un diverso campo di conoscenza e di analisi che richiede ovviamente strumenti diversi da quelli attuali, tipicamente sensoriali e materiali. Ora noi possiamo soltanto dire che la conoscenza materiale non basta per risolvere appieno i problemi esistenziali dell’uomo.
   D’altra parte occorre anzitutto sistemare il ‘materiale’ ed il ‘visibile’ per risolvere i problemi più immediati dell’ umanità: sistemazione e soluzioni che possono essere garantite appunto con il Sistema di base.

Torna su