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Perchè e come oggi è realizzabile un sistema politico di base planetario, equo e durevole.

L'attuazione del Sistema di Base

(gruppo sdb)

TEMPI E MODALITA' DI ATTUAZIONE DEL NUOVO SISTEMA POLITICO DI BASE

  Quando e per opera di chi avverrà il passaggio dai sistemi politici attuali al Sistema di Base?
  Vi sono già alcuni importanti indizi che ci dicono che la settima e ultima fase di sviluppo dell'umanità, già cominciata a livello di conoscenza, è oramai iniziata anche a livello politico.

Gli obiettivi strategici

  Non si può ovviamente pretendere che il Sistema di base venga creato d’improvviso, anche perchè ciò sarebbe in palese contraddizione con i principi evolutivi e libertari del Sistema stesso, che lascia decidere ad ognuno il tipo di rapporti da tenere con gli altri.

I primi due passi ‘politici’ strategici per l’attuazione del Sistema di Base dovrebbero essere:
- anzitutto il riconoscimento ufficiale, e quindi la cultura e la pratica delle autonomie locali;
- l’impostazione ufficiale del problema della gestione collettiva delle risorse naturali del pianeta.

  Per il primo aspetto i segni del cambiamento sono già evidenti. Ad esempio il riconoscimento ufficiale dello stato della Scozia nell’anno 2000 d.C. nel Regno Unito, con una vasta consapevolezza e approvazione popolare; di seguito nel 2006 in Spagna la concessione alla regione Catalogna di una autonomia ancor più piena, in quanto comprendente un fisco indipendente. Al di fuori di alcune singole regioni tuttavia la cultura autonomista è ancora minoritaria perché tutti quelli che dovrebbero promuoverla (insegnanti pubblici, giornalisti) sono strettamente legati ai poteri centralisti.
  Le resistenze sono ancora più forti nel campo della proprietà e delle gestione delle materie prime soprattutto perché i politici parlamentari non sono assolutamente all’altezza di confrontarsi con gli stati proprietari delle stesse.

Ci sono poi dei passi strategici ‘concreti’ verso il Sistema di Base che possono essere attuati a livello di stati e di regioni, non con completezza (mancando i minerali presenti in altre parti del pianeta) ma in misura sostanziale e in forma dimostrativa, con
- ridefinizione degli ambiti regionali come bacini idro-ecologici
- cantieri di stato per la gestione unitaria del territorio
- sperimentazione delle unità territoriali agroalimentari di sussistenza individuale.
Ma il Sistema di Base può essere avviato concretamente anche a livello individuale o di piccoli gruppi, essendo sufficiente disporre di una o più Utsi (Unità territoriali di Sopravvivenza Individuale: vedi) in cui si può sperimentare e valutare soprattutto il nuovo modello di vita che il Sistema permette.

I protagonisti del cambiamento

  Per impegnarsi nella realizzazione del Sistema di Base occorre avere una consapevolezza di tipo globale sull’uomo e sul pianeta che non appartiene a visionari faziosi, classisti e comunque fanatici, bensì a persone di qualsiasi ceto dalla mente aperta e abituate a non fermarsi alle apparenze e alla materialità. Persone, allo stesso tempo, con una certa intraprendenza e che non si limitanbo a bearsi con il ‘Ecco, vedete: ve l’avevo detto, io!’. Persone anche impegnate politicamente a destra e, soprattutto, a sinistra (nel Sistema di Base c’è un 40% del marxismo leninismo più autentico) che al momento opportuno sanno agire per le priorità, sapendo che non si può mai avere tutto subito ma è vitale creare le condizioni per poterlo avere in seguito. E anche tante persone anziane, che hanno capito quello che conta nella vita e la cui forza mentale, anche se fisicamente esse non sono più in grado di fare grandi cose, darà grande sostegno a chi agirà concretamente.
  Questi protagonisti del cambiamento, attivi sul piano della diffusione delle idee e della sperimentazione, dovranno lavorare molto, ma molto meno che in passato grazie ai moderni mass media (si pensi che il primo giornale promotore della rivoluzione comunista del 1917 in Russia nacque nel 1900).

Le modalità del cambiamento

  La minoranza dei cittadini sopra delineata dovrà trovare il modo di superare il potere dei partiti politici (che non vogliono perdere il denaro dei contribuenti) e dei partiti ‘ombra’ (che non possono vivere senza speculare su un progresso gonfiato e sulle materie prime) senza che si debba ricorrere ad un sempre deprecabile conflitto armato.
  Purtroppo la storia insegna come non si sia mai verificato un cambiamento di fase pacificamente, ma con conflitti coinvolgenti un sempre maggior numero di persone. In questa prospettiva, il Sistema di base, riguardando tutti i beni del pianeta, coinvolgerà, partendo da singoli stati,  probabilmente tutti gli uomini. Esiste perciò il rischio reale e prossimo di un terzo conflitto mondiale, che toccherebbe veramente tutti, anche perché tra pochissimi anni molti stati (e anche piccoli gruppi privati) avranno per la prima volta la disponibilità di armamenti nucleari. Se questo conflitto si verificasse non resterebbe proprio più nulla da spartire (previsione di E.Einstein).
  Una guerra mondiale potrebbe essere evitata soltanto se i gruppi di attivisti sopra indicati riuscissero a mettere in crisi gli apparati politici attuali. Se in effetti un tempo il suddito si sentiva molto legato al capo (in cui si identificava) ed era disposto a lottare per lui, oggi la popolazione dà al sistema un appoggio soltanto apparente e quindi non ha senso scagliarsi contro di essa. E’ molto più proficuo attaccare direttamente i partiti politici e soprattutto i loro capi. Gli stati attuali sono come dei grandi palazzi, di cui è rimasta in piedi soltanto la facciata mentre tutto il resto è crollato. Per mandare in briciole anche quella forse basterà che qualcuno gridi ‘ il re è nudo’ denunciando che questi sistemi sono immorali in teoria e in pratica e proclamando che è un dovere di coscienza non continuare a mantenerli (Russia 1989, Italia 1994). Si tratterebbe perciò di subentrare senza grandi scosse a questi rimasugli di stati, non tanto zper prendere il potere centrale quanto per promuovere centri di potere periferico (il federalismo per regioni sarebbe l’ordinamento più consono al Sistema di base).
  Se nessuno farà nulla, né governanti né opposizione, l’alternativa è una società di tipo orwelliano: una ‘massa’ popolare completamente amorfa e deresponsabilizzata, schiacciata dal terrore di un conflitto nucleare planetario, uniformizzata da una monolitica burocrazia comandata politici di cartapesta manovrati da un insieme di potentissime lobbies politiche (imperi americano, cinese, tedesco-russo) e capitalistiche (finanza, multinazionali, informazione).
  Il tutto permesso da elites sociali narcisiste e in fase morale negativa (che in Italia dilagano) e perciò incapaci di opporsi alla legge del numero. 

I tempi del cambiamento

  I segni che il cambiamento è già iniziato ci sono già e coincidono con il calendario dei sistemi politici qui sotto esposto, costruito in base a calcoli storici e semantici.

Prima fase (70.000) – 23.000 a.C.
Seconda fase: 23.000 – 6.500
Terza fase: 6.500 – 750
Quarta fase: 750 a.C. – 1.150 d.C.
Quinta fase: 1.150 – 1.790
Sesta fase: 1.790 (rivoluzione francese) – 2.000
Settima fase: 2.000 (prime autonomie) – 2070

  Il sistema di base è già cominciato sul piano politico, ma solamente nel 2070 dovrebbe avere la sua completa attuazione, sia dal punto di vista oggettivo (sistemazione completa di tutto il pianeta Terra) sia da quello soggettivo (completezza delle conoscenze collettive e individuali).
  Perciò fino al 2070 ci saranno da qualche parte ancora governi con più potere di quanto teoricamente sarebbe ammissibile (anche se di molto ridotto rispetto a quelli odierni) appunto perché ci saranno gruppi di uomini ancora immaturi da controllare e far evolvere.
  Nel 2070 non si raggiungerà ovviamente la soluzione di tutti i problemi degli uomini, ma sperabilmente almeno di quelli relativi alle disponibilità materiali, all’autonomia e libertà di base per tutti.

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