Gli Ogm: una prova di creatività fuori luogo, da circoscrivere rigidamente

  Domanda: si può considerare stupido chi si permette di modificare, con una sperimentazione della durata di vent’anni, un organismo vegetale che è stato creato e perfezionato dalla Natura nell’arco di un miliardo di anni? Per noi, sì.
  Ma siccome anche gli stupidi hanno diritto di vivere, cerchiamo di fare almeno in modo che non nuociano agli altri e alla biosfera terrestre, fino a quando scompariranno da soli insieme alla agricoltura razionale estensiva che li mantiene.
 
  Perciò lasciamo pure che alcune aziende cerchino di aumentare i propri profitti creando Organismi Geneticamente Modificati (anche se nessuno gliel’ha chiesto), ma diamogli queste regole semplicissime:

1 – I prodotti Ogm e derivati, anche in quantità infinitesimali (la modifica è nel dna, non in grandi parti identificabili e asportabili del prodotto), devono essere chiaramente etichettati;

2 – Le piante Ogm non devono nella maniera più assoluta contaminare quelle normali e tantomeno la biosfera in generale, neppure localmente;

3 – tutte le piantagioni Ogm devono essere censite ed eventualmente eliminabili, con facilità, in breve tempo e radicalmente;

4 – i produttori di Ogm si devono impegnare ufficialmente e con adeguate garanzie finanziarie a riparare i danni che eventualmente emergessero in futuro, anche remoto (la dannosità del ddt fu riconosciuta soltanto trent’anni dopo la sua creazione).

  Se queste condizioni non sono accettate o realizzabili, niente Ogm. Semplice, no?

  Si potrebbero prendere anche altre precauzioni, anche divertenti (ad esempio, si potrebbero obbligare gli agricoltori Ogm a mangiare ogni giorno i propri prodotti), ma per cominciare potrebbe bastare. Se no, niente.
  La natura ha già dotato innumerevoli vegetali e animali di meccanismi di salvaguardia e produttività: se erano una necessità avrebbe essa stessa reso ‘naturali’ e compatibili con il resto dell’ecosistema le nuove caratteristiche degli Ogm.

  Nella presentazione del Sistema di Base ipotizziamo per l’uomo un futuro, anche prossimo, pieno di creatività in tutti i campi, anche in quello biologico, ma in ambienti a se stanti, preferibilmente del tutto separati dalla Terra, come, ad esempio, grandi satelliti artificiali autosufficienti o la stessa Luna.

Il pianeta Terra è un unicum che va lasciato così com’è. Il Sistema di Base nasce anche per questo.