I livelli dell'esistenza e della convivenza umana

I LIVELLI DELL'ESISTENZA E DELLA CONVIVENZA UMANA

  "Primum vivere"! Fin dall’antichità i saggi hanno sempre saputo che la prima cosa che preoccupa l’essere umano è la sopravvivenza. Tutto il resto, relativo al miglioramento dell’esistenza, può attendere.
  Nell’Occidente progredito negli ultimi cinquant’anni non è stato così: gli uomini oggi assieme alla sopravvivenza pretendono anche benessere, subito, senza distinzioni e senza pensare se esistano le risorse per realizzarlo. L’esempio eclatante è dato dalla proprietà della casa: le precedenti generazioni trascorrevano tutta la vita ai limiti della sussistenza per potersi acquistare la casa quando andavano in pensione; la generazione attuale vuole la casa di proprietà subito e con tutte le comodità.
  E’ un errore determinato dalla illusione del progresso senza limiti (tipico della appena trascorsa era illuministica) e dalle fasulle promesse dei politici che il sistema democratico maggioritario comporta. Errore che si paga duramente da parte di coloro che vengono licenziati a cinquant’anni senza possibilità di riavere uno stipendio adeguato e perdono tutto; che si paga ogni giorno da parte della maggioranza dei lavoratori che vivono nella paura di perdere il lavoro e di non poter più far fronte agli impegni presi (il 20% della popolazione europea fa uso di tranquillanti).

  Eppure la storia insegna che i periodi di sviluppo economico che fanno aumentare di molto le attività secondarie artigianali, industriali, commerciali (quelle che creano il cosiddetto ‘benessere’) e quindi il numero dei lavoratori che si dedicano a tempo pieno ad attività non agricole, sono sempre stati temporanei (si pensi agli imperi romano e cinese, alla Spagna del 1500, all’Inghilterra vittoriana). Ben lo sapevano, ad esempio, i previdenti italiani che hanno sempre mantenuto la proprietà del podere di famiglia come garanzia di sopravvivenza (a metà 1900, l’80% della popolazione).
  Finora il progresso e il benessere si sono espansi continuamente, seppure a singhiozzo. Ora, raggiunti i sette miliardi di abitanti, si stanno inceppando, a cominciare dai paesi dell’Occidente. In questi stati si sono raggiunte le soglie limite del popolamento e del benessere di base , vale a dire che il numero dei loro abitanti è il massimo che il territorio dei singoli stati può mantenere sia sul piano alimentare sia sul piano spaziale, e che il mercato dei beni secondari di base (casa, trasporti, istruzione, salute) è saturo.
  Nei secoli passati al culmine di un ciclo di sviluppo economico ci pensava una pestilenza o una guerra a sfoltire gli abitanti, a distruggere una grande quantità di beni e a far ricresce il mercato. Oggi questi due fattori creatori di vuoto da riempire nuovamente non ci sono più, e quindi il progresso ha raggiunto, nei paesi saturi, il suo culmine senza ulteriori consistenti prospettive di sviluppo nel campo dei beni materiali (quelli che occupano di gran lunga il maggior numero di persone).
  Neppure le esportazioni (altro motore di sviluppo) possono aiutare l'Occidente poiché i paesi del Terzo mondo che ne erano destinatari sono diventati non soltanto autonomi ma a loro volta esportatori. Si salvano soltanto alcuni stati europei con produzioni specializzate di alta tecnologia e di alta qualità, ma ancora per pochi anni, poiché i paesi emergenti li stanno raggiungendo anche in questi settori (si pensi, ad esempio, al capovolgimento avvenuto tra Germania e Giappone nel settore dei televisori) e le stesse grandi aziende europee non riescono a sopravvivere se non delocalizzando la produzione in altri continenti.
  Anche un altro fattore storico di sviluppo sta venendo meno: il debito pubblico. Per garantire questo miraggio del pieno impiego più o meno tutti gli stati occidentali per decenni hanno assunto dipendenti pubblici a dismisura, finanziato opere ed imprese inutili e incoraggiato il consumismo, senza avere risorse e quindi facendo debiti. Questi debiti hanno raggiunto una misura tale che, non essendo immediatamente rimborsabili, subiscono il ricatto di interessi molto alti che strangolano l’economia, con forte riduzione di occupati, di investimenti e di forza contrattuale nei confronti degli Stati e finanzieri che hanno prestato il denaro.
   In Europa si sta passando in via definitiva da una economia di sviluppo a una economia di mantenimento. Il che significa decine di milioni di sposti di lavoro full time in meno, che non si potranno più recuperare e quindi il lavoro part time dovrà per forza essere la soluzione per almeno metà delle persone in età di lavoro.

  Il quadro è quindi, almeno dal punto di vista 'progressista', molto scuro.
  Il vero grande problema tuttavia non è quello di risolvere le sopraindicate difficoltà dello sviluppo del progresso e del benessere, ma soltanto fare in modo che esse, ora e in futuro, non possano più letteralmente rovinare l’ esistenza di miliardi di persone.
  Questo si può ottenere soltanto separando il problema della sopravvivenza da quello del benessere globale in due sfere di attività distinte in cui la seconda non influisca assolutamente con la prima, sul piano materiale ma anche sul piano della sicurezza psicologica. Anzi, la garanzia della sopravvivenza darà la possibilità di un progresso meno caotico e precipitoso e cambierà la vita di tutti poichè non ci saranno più la necessità di un lavoro a tempo pieno e la conseguente ineluttabilità dello sfruttamento capitalista che ha dato origine al marxismo.
  E’ quindi il momento di tornare alla saggezza degli antichi e creare un sistema che come prima cosa assicuri la sopravvivenza a tutti, senza ricatti e ruberie, e quindi lasci a ciascuno la possibilità di migliorare la sua vita in base alle sue capacità e alle possibilità del momento.
   Il Sistema di Base è stato pensato proprio per questo. Infatti il Sistema di Base consiste nella organizzazione su due livelli della convivenza umana:
- un livello obbligatorio semplicemente finalizzato alla mera sopravvivenza
- uno facoltativo, dell'ampiezza che ognuno riterrà più opportuna, per tutto il resto delle attività umane.

  Tale Sistema si basa sul fatto inoppugnabile, da chiarire una volta per tutte, che sulla Terra esistono due categorie fondamentali di beni:

- le risorse naturali, o beni primari, che sono il pianeta e tutto quello che vi si trova a cominciare dal terreno agricolo e non, il mondo minerale con le relative materie prime inanimate; il mondo vegetale e quello animale con i rispettivi patrimoni biologici e la conseguente produzione ‘alimentare’ in senso lato. Questi beni primari rappresentano la condizione indispensabile per la vita sulla Terra, in quanto necessari alla sopravvivenza, a livello animale, dell’uomo. Di questi beni nessuno può rivendicare la proprietà poiché sono preesistenti alla comparsa dell’uomo; pertanto non possono essere equiparati ai beni prodotti dall'uomo e oggetto di compra-vendita sul libero mercato, ma devono essere distribuiti e riciclati tra tutti in un ciricuito a se stante;
- le risorse umane, o beni secondari, intesi come tutti i beni non esistenti come tali in natura, ma realizzati dall’ uomo grazie alla sua creatività, conoscenze e capacità tecniche, utilizzando soprattutto i beni primari disponibili ma anche creati dal nulla, come i servizi alla persona e i beni immateriali, come le telecomunicazioni, diventate oggi persino più importanti di quelli materiali. Questi beni secondari non sono indispensabili alla pura sopravvivenza umana, ma servono al suo rafforzamento e miglioramento. Essi possono essere considerati di proprietà di chi li produce non per la parte costituita da materie prime, ma per quella frutto di lavoro mentale o materiale.

  Questa suddivisione è indispensabile per capire la situazione attuale dell’umanità e soprattutto il suo assetto futuro; è stata finora intuita ed affrontata soltanto dal marxismo (che poi l’ha gestita male) ed è attualmente trascurata dalla politica locale e globale in quanto argomento troppo difficile da trattare con l’attuale assetto politico planetario, pur essendo ora finalmente possibile gestirla sul piano tecnologico e informatico.
  Ed è meglio chiarire subito che la gestione dei beni primari, derivando da una necessità esistenziale, deve essere unitaria e coercitiva, mentre la gestione dei beni secondari, la cui esistenza dipende dalla creatività e dalla volontà dei produttori, non può che essere libera. Il livello esistenziale onnicomprensivo unico che è attualmente in vigore nella maggior parte dei paesi progrediti, non ha quindi più motivo di esistere o comunque non può essere imposto.

  Pertanto, con Il Sistema di base in ogni stato o regione del mondo ci saranno due governi nettamente distinti con governanti dal profilo molto diverso:
- governo tecnico di base (professionisti specializzati operanti su due  livelli: intero pianeta e singole regioni geofisiche stabilite da sienziati) per la gestione dei beni primari e della convivenza di base, unitaria e coercitiva, con leggi semplici;
- governo politico (politici all'antica operanti a vari livelli: grandi comunità, stati, regioni scelti o anche creati da ogni singolo abitante) eletto dai produttori di beni secondari con sistemi e leggi facoltativi finalizzati al benessere in tutte le sue svariatissime forme.

  In pratica una specie di federalismo globale, che ricalcherebbe comunque in grande misura l'attuale suddivisione politico-amministrativa del pianeta.