Perchè e come costruire un nuovo sistema politico-economico cominciando dall'Europa
(sintesi)

  STIAMO VIVENDO UNA FASE DI TRANSIZIONE STORICA DI PORTATA EPOCALE (della stessa importanza, ad esempio, della rivoluzione francese) transizione la cui manifestazione più evidente sono le crisi dei valori tradizionali e dell’attuale sistema socio-economico. Alla certezza che la situazione europea non sia più sostenibile e abbia bisogno di soluzioni innovative e rapide si arriva per due strade:

- la prima: analisi storico-umanistica (esistente, condensata in un libro di 120 pagine scritto 30 anni fa, messo a punto e verificato con gli eventi degli ultimi tre decenni) analisi che, in poche parole, ci chiarisce come, sul piano antropologico, stiamo passando dalla supremazia della ragione-astrazione dell’illuminismo a quella delle esigenze psicofisiche dell’io-individuo.

- la seconda: constatazione della realtà concreta fatta di decrescita economica senza prospettive, che, se non gestita con strumenti innovativi, conduce inesorabilmente alla disgregazione economica e sociale. Entrambe queste strade ci portano a concludere chiaramente che l’obiettivo degli stati europei del benessere materiale (basato su un buon reddito fisso a vita per tutti i cittadini) è teoricamente improponibile e praticamente, in ogni caso, non più raggiungibile (l’aumento costante del Pil è un’illusione se contemporaneamente aumenta il debito) e che addirittura è a rischio il livello minimo di sussistenza per tutta la popolazione. Quindi la situazione richiede un cambiamento radicale di obiettivi e di sistema politico.

LE CAUSE 

  In breve, sul piano più tangibile, la prima causa è di natura politica e deriva dal sistema rappresentativo con elezioni popolari, che porta a promettere e regalare, in cambio di voti, benessere agli elettori anche se essi non sono capaci produrlo.
Ma ben più gravi sono le cause economiche, molteplici e tutte convergenti:
- saturazione del mercato interno dei beni materiali più consistenti e durevoli, che richiedono più manodopera
- aumento vertiginoso dei beni di consumo immateriali e riduzione dei canali di vendita - automazione e smaterializzazione del lavoro
- frontiere aperte a ogni tipo di concorrenza internazionale
- autosufficienza industriale dei paesi in sviluppo
- aumento dei costi delle materie prime
  A queste si affiancano cause sociali come
- una fase morale negativa dei cittadini (confusione valoriale, mancanza di capacità e volontà operativa in tutte le fasce di età)
- la sclerosi della ripartizione del lavoro, che è diventata un letale gioco dei quattro cantoni.

Tuttavia ciò che è più importante è la drammatica SITUAZIONE PLANETARIA (non considerata in tutta la sua urgenza perché soggetta a variazioni non immediatamente percepibili) che per la prima volta nella storia dell’umanità ha visto, a causa dell’aumento della popolazione, la disponibilità di risorse naturali scendere sotto il minimo nel 2012 (soglia dei 7 miliardi di persone) per poi continuare inesorabilmente a scendere : se nel 1964 era +100%, nel 2014 era già -5%, nel 2024 sarà a -12% e nel 2044 (con 10 miliardi di abitanti) a -28% cioè si sarà alla vera e propria fame di alimenti e materie prime, che già molto prima sarà tragica per i paesi più poveri di territorio e minerali come l’Europa.

CONSEGUENZE PRATICHE

  Il sistema economico per conto suo produrrà sempre più disoccupati e nel contempo trasformerà sempre più occupati a tempo pieno in precari con un reddito troppo basso per evitare la povertà.
  Ma soprattutto lo stato non riuscirà più a prelevare dal sistema economico (sia per il calo dei salariati sia per la delocalizzazione dei capitali) le risorse necessarie né per investimenti né per finanziare buona parte dei servizi sanitari, scolastici e sociali né tantomento per mantenere non solo lavori apparenti o artificiosi sia nel pubblico sia nel privato, ma anche i disoccupati, i precari e comunque tutti i cittadini atti al lavoro ma inattivi.
  La crisi del 1929 non è neppure paragonabile a quella attuale, che è epocale, come non è paragonabile una indigestione a una epatite virale.

SOLUZIONI POSSIBILI

  Le soluzioni possibili sono tre:
1 - con i programmi della Sinistra: trionfo dei mediocri e opportunisti; tutti sempre più poveri, incapaci e depressi grazie a un progressivo livellamento delle retribuzioni e dei servizi statali al minimo
2 - con i programmi della Destra: lotta all’ultimo sangue tra classi e gruppi di interesse con conseguenti ingovernabilità e perdita di sovranità (come per il premier Berlusconi nel 2011)
3 - con un programma innovativo basato su un modo tutto nuovo di vedere la realtà socio-economica: distinzione tra beni primari indispensabili per la sopravvivenza fisica e sociale (alimenti, abitazione, convivenza e mobilità minimali, urgenze sanitarie, istruzione di base che sono uguali e imprescindibili esigenze per ogni essere umano) di obbligatoria ed esclusiva competenza dello Stato, e beni secondari utili per il benessere fisico e psicofisico (che varia, anche di molto, da persona a persona) a responsabilità e gestione diretta dei cittadini.

  Compiti dello lo Stato dovranno quindi essere, oltre ad assicurare la civile convivenza:
a – in via prioritaria nel campo dei beni primari: garantire una dignitosa sussistenza a tutti i cittadini non ricorrendo, come oggi, alla ridistribuzione della ricchezza ma utilizzando (sulla base del principio della loro proprietà collettiva) le risorse naturali del territorio nazionale, costituite da terreno e materie prime, nell’unico modo che può mettere i cittadini al riparo da condizionamenti politici od economici cioè riconoscendo a ogni persona il diritto all’uso in proprio di una parte sufficiente delle risorse naturali per la sua residenza e sopravvivenza;
b – nel campo dei beni secondari: il benessere individuale non può essere, per definizione, compito dello Stato, pertanto esso nel campo dei beni materiali lascerà il più ampio spazio alla iniziativa spontanea limitandosi a garantire le condizioni di base per un libero, equo mercato di produzione e scambio privo di ricatti e parassitismi, nonché fornendo agli imprenditori territorio e materie prime alle condizioni più favorevoli; nel campo dei beni immateriali (settore emergente) favorirà al massimo lo sviluppo delle conoscenze e capacità individuali, servizi interpersonali, comunicazione e socialità fisica, animistica e spirituale;
c – finanziarsi soltanto con tasse sui servizi resi (scompaiono le imposte sul reddito): una cifra fissa individuale per tutti per il livello primario; un’altra cifra fissa individuale per poter esercitare qualsiasi lavoro; l’Iva, che costituirà il prelievo maggiore e sarà l’unico strumento di una ineliminabile e inflessibile, ma comunque minima, ridistribuzione della ricchezza (soltanto a favore dei disabili). Una novità sarà l’obbligo di lavorare per lo stato per chi non paga le tasse.
  Questo innovativo sistema (Sistema di Base), che rende impossibile il ricatto esistenziale ( vedi Premessa a Il Capitale di Karl Marx) e che richiederà almeno 20 anni per essere attuato completamente, accantona definitivamente sia il Comunismo assoluto (collettivismo) sia il Liberismo assoluto (capitalismo), pur basandosi sulla parte migliore di entrambi (40% del primo e 60% del secondo).

RISULTATI

  In termini di bilancio, nel giro di 5 anni, lo stato italiano arriverà a risparmiare 150 mld di euro all’anno stabilizzando le entrate (al netto di servizi secondari) al 25% del Pil grazie a
1/ niente più disoccupati e poveri: a ogni incapiente abile sarà assegnata una Utsi (Unità Territoriale di Sussistenza Individuale, cioè un terreno agricolo attrezzato con miniabitazione) da cui trarrà il suo sostentamento con il suo lavoro (Costituzione italiana artt.1 e 4 / attuale sistema cinese con 800 mln abitanti nel primario e 500 nel secondario)
2/ niente più posti di lavoro inutili e/o privilegiati nello stato e nei settori privati direttamente connessi (giustizia, contabilità) (attualmente 3 mln).
3/ eliminazione di divieti, vincoli e oppressione fiscale per i capaci ed intraprendenti, che saranno privilegiati anche rispetto agli stranieri in quanto proprietari storici del territorio;
4/ cancellazione del mito del posto fisso a vita e della paura di colpire duramente tutti coloro che rubano in qualsiasi forma perché per loro non ci sarà più la scusa “ma devo pur vivere”.
5/ ripristino della credibilità e concreta efficacia della Giustizia, piena accettazione della responsabilità personale, certezza della pena e del risarcimento e abbandono della sistematica tendenza a eludere fraudolentemente il proprio destino.
6/ Rigenerazione del territorio nazionale sia sul piano biologico sia sul piano residenziale e infrastrutturale.
7/ Rilancio del sentimento nazionale per l’attuazione di uno Stato in cui gli interessi collettivi siano armonicamente connessi con quelli individuali soprattutto dei giovani.